AFORISMI E GOCCE DI FELICITA' COLTI QUA E LA'
Colti da
Alberto Casiraghy
AFORISMI PER BAMBINE INQUIETE
disegni di Igor Ravel
Morell Arti Grafiche di Osnago Lecco
© La vita felice
tel. 02/ 29524600 Fax 02/ 29401896
http://www.prometheus.it LVF
email: lavitafelice@iol.it
- ogni albero ha il suo frutto impossibile
- ovunque ti porta il destino
nutrilo con fragole e clavicembali
- quando il castoro dorme la diga pensa
- quando i grugniti arrivano al cielo
gli angeli piangono
- non sono altro che un ornitorinco
amante di ogni tipo di libertà
- la fine del mondo non sarà altro
che l'inizio di un altro
- i grandi poeti non bevono mai alla stessa fonte
- piacere e' per le cose il corso del tempo
- ci sono segreti che solo le fragole riescono a nascondere
- nei pensieri segreti di un asino c'è sempre
una zebra innamorata
- la quiete del baco da seta
non è altro che il preludio dell'inquietudine
della sua farfalla
- gli angeli cadono dal cielo solo quando i fiumi piangono
- non oserei mai annoiarmi davanti a un fiume che dorme
- la vita non finisce mai per chi ha voglia di volare
- quando un pulcino pigola le sue verità
il cielo ascolta in silenzio
- Nessuno conosce il tempo come chi lo sa inventare
- Non sono altro che un esteta predisposto agli abissi
- diffido sempre di chi vuol vivere una sola volta
- quando le foglie sono tenere le giraffe tendono al
cielo
- se vi sentite inquieti abbaiate due volte al di
- la verità è un rinoceronte che dorme
- quando i dubbi ti divorano
prova ad entrare nel mondo del contrari
- ci sono balene che non ti abbandonano mai
- vi prego! Non mangiate gli struzzi con superficialità
- accanto al mio respiro s'adagia una foglia azzurra,
la vedo riflessa negli occhi di una formica che
gioca
- l'albero che culla i suoi frutti vive in eterno
- la somma di tutti i perché è solo l'inizio
- nessun frutto può essere mangiato due volte
- quando la foresta piange
le balene sentono vicina la fine del mondo
- il muschio che vive nel mio giardino è la foresta
segreta dei miei occhi
- le rondini miagolano solo davanti al gatto inquieto
- mi raccomando! prima di mangiare un uovo ascóltatelo
con attenzione
- quando le gazzelle tremano la palude ascolta in silenzio
- dove il cielo finisce inizia tutto il resto
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Aforismi e gocce di felicità date in omaggio alle
e ai partecipanti del
Convegno "La felicità"
organizzato dall' Ass. Alma
il 5 Aprile 1997
presso Teatro San Carlino - Brescia
La felicità è dietro l'angolo.
È' dove non riesci a vederla,
nascosta, ma a portata di mano,
basta chiudere gli occhi,
dimenticare il passato, abbandonarsi
a ciò che il destino riserva
.
Etienne Chatillez
Correva a casa
a gustarsi quel breve pezzo
di felicità privata...
Anonimo
Ti auguro la felicità
di fare quello che fai
nel migliore dei modi.
Di correre il rischio di tentare,
di correre il rischio di dare,
di correre il rischio di amare.
Pam Brown
Ti auguro
la felicità delle idee,
I'eccitamento della ragione,
il trionfo della conoscenza,
lo schiarirsi della vista,
l'acuirsi dell'udito, il protendersi
verso nuove scoperte,
il trarre piacere dal passato
così come dal presente.
Anonimo
Tratta la felicità con gentilezza:
è un prestito.
Juliette Clarke
Felicità è togliersi
un paio di scarpe strette.
C.I.
Imparare
momento per momento,
a essere libere nella mente
e nel cuore ...
Sonia Johnwon
Amo il presente
e l'energia di quell'attimo
si propagherà al di là
di ogni confine.
Carita Kent
La felicità è un gioire quieto
duraturo per piccoli eventi
Pam Bown
La felicità dell'uomo moderno:
guardare le vetrine e comprare
tutto quello che può permettersi,
in contanti o a rate.
Erich Fromm
Le felicità più dolci per l'anima
sono quelle che ci vengono
senza averle cercate.
E. Thiandière
La felicità consiste nel cercarla.
Jules Renard
Il segreto della felicità
non è di far sempre ciò che si vuole,
ma di voler sempre ciò che si fa.
Lev Tolstoi
L'uomo è infelice
perché non sa che è felice:
chi lo saprà,
sarà felice nel medesimo istante.
Dostoevsky
Ad alcuni per essere felici manca
davvero soltanto la felicità.
Stanislaw J. Lec
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Gocce di felicità
inviate da Ila Ramdane - Olanda
- accarezzare un cucciolo e sentire il suo fiducioso abbandono
- ascoltare tra piante e cespugli la voce del vento e
sentirsi
parte dell'universo
- ascoltare musica e sentirsi commossi perchè
i battiti del nostro
cuore vengono convolti
- essere accanto a qualcuno e capirsi senza parlare
- vedere i fiammanti colori delle foglie contro un cielo
d'autunno
- riconoscere il bambino che è in noi
- riconoscere che gli animali non sono cose da usare,
ma creature
che con noi compongono l'universo
- scoprire che si può capire il linguaggio degli
animali e che si può
comunicare con loro
- essere noi stessi: piangere quando siamo tristi e ridere
quando siamo allegri
- riconoscere il sentimento d'amore, sia quando è
corrisposto
che quando appartiene solo a noi
Ila Ramdane
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RACCONTI E FIABE
da
Alberto Casiraghi
PERICOLI INDISPENSABILI
©1994 "La vita felice" Via Plinio 20 Milano
SOGNI CATARIFRANGENTI
Un sogno:
banalissimo lingotto d'oro
accuratamente mangiucchiato sul lato sinistro
da un criceto addomesticato da poco.
Altro sogno:
in un angolo piange un castoro per riempire la sua diga
L'ultimo:
un uomo e una donna giocano in un prato.
Arriva la sera.
non sanno dove andare.
E' buio e fa caldo.
Decidono di dormire all'aperto.
Si accucciano uno vicino all'altro.
La notte passa tranquilla.
Al mattino sono svegliati dal rumore di un trattore
che ha già arato tutto il prato,
tranne dove erano sdraiati.
È facile sognare
se si è capaci.
RACCONTI DA IMMAGINARE
IL CASO E LA NECESSITÀ
Un magnifico esemplare di tordo è crudelmente rinchiuso in una piccola gabbia.
Dopo qualche settimana la disperazione dell'animale è
al culmine: è colto durante i
lunghi giorni di prigionia da depressioni fortissime.
Rimane immobile per ore sull'altalena senza dondolarsi,
non prova cibo e non
beve.
E disperato! Un mattino, al risveglio, avverte in bocca una strana sensazione.
Comincia a sentire ai bordi del becco crescere qualche cosa.
Dopo alcuni giorni è già spuntata una fila
di lamelle seghettate e taglientissime
sulla parte superiore del becco.
Il giorno successivo anche la parte inferiore è dotata delle stesse seghettature.
L'operazione è ora semplicissima.
Sfregando con forza il becco semichiuso contro la gabbia,
le sbarre si tagliano
come burro.
L'aria che sente ora nel cielo è frizzante e infonde voli oltre le nuvole.
LEZIONI DI PRONTO SOCCORSO:
RESPIRAZIONE BOCCA A BOCCA ALLA BALENA
Si adagia dolcemente per terra il mammifero poi una squadra
di uomini
specializzati entra nell'antro per constatare la gravità
del fatto.
Senza perdere tempo, davanti alla bocca si mette una mongolfiera
gonfiata con
fiato umano.
(Di solito sono necessari settecento dodici uomini di
buona statura. Tali soggetti
devono essere scelti con cura, tutti uguali, peso e altezza,
inoltre tutti uomini di
mare perché i loro polmoni sono già pieni
di aria salata. Dovranno anche avere,
come si addice a veri navigatori, un tatuaggio su braccio
o altrove di un'ancora o
una donnina nuda o un amuleto.)
A questo punto si molla un bocchettone preventivamente
disposto per permettere
all'aria di uscire.
Ed ecco che si vedranno, dopo qualche massaggio cardiaco
eseguito con il piede
di un elefante appositamente addestrato, i primi sintomi
di ripresa, lo zampillo
sopra la testa ritornerà a funzionare e si potrà
spingere l'infortunato in mare.
NOVANTANOVESIMA AVENUE
Un uomo cade dal quattrocento dodicesimo piano di un grattacielo
di Filadelfia. E
stato spinto dalla sua stessa mano improvvisamente impazzita.
Dopo qualche attimo la mano ritrova la lucidità
e tenta di aggrapparsi
disperatamente a qualche sporgenza, ma non ne esistono.
E' un gigantesco
obelisco di acciaio e cemento tutto ricoperto di vetro.
Siamo al 398° piano:
L'uomo è preoccupatissimo; cerca di fare un riassunto veloce della sua vita.
Mentre precipita rapidamente nel vuoto pensa alla donna
che ama, ai figli, al cane,
al gatto e alla macchina nuova.
Al 358°
L'aria è frizzante, non si avvertono i rumori della città.
Al 347°
Si sente mancare e sviene.
Al 293°
Si sveglia clamorosamente e inizia a cantare, guarda nelle
finestre del palazzo,
prende carta e penna che ha nella tasca della giacca
e scrive degli appunti
importanti.
251°
"Come se nulla fosse accaduto. "
250°
Col dito traccia delle righe sui vetri.
212°
Sente caldo in tutto il corpo.
Forse è l'attrito con l'aria per la grande velocità.
180°
Scruta il cielo per scoprire uccelli a cui aggrapparsi.
Vorrebbe essere un uccello, si ricorda di Icaro.
154°
E' sfinito e si sente mancare la terra sotto i piedi.
131°
E' annoiato di tutto.
126°
Comincia a volteggiare nell'aria disordinatamente.
111°
Guarda la mano impazzita e le rivolge alcune domande.
Tutto gli sembra un gioco della mente.
92°
Si ricorda che da ragazzo era divorato dal male dell'infinito.
Ripercorre le anse più nascoste della sua coscienza.
88°
Risente il desiderio di vivere. Si accorge di non credere alla morte.
81°
Guardando di sotto, vede una folla immensa con il naso all'insù.
73°
Non possono fare nulla due giamaicani mentre puliscono
i vetri del
sessantottesimo.
61°
Comincia ad avvertire i rumori della città.
58°
Mette la mano impazzita sul cuore. Pulsa ma con affanno.
49°
Si imbatte in uno sciame di api selvatiche in migrazlone.
Si accorda con il loro
ronzio
37°
E' esausto, ma sereno. Inventa nuove verità.
32°
La caduta è sempre più veloce.
24°
Ormai è intontito.
Il corpo precipita disordinatamente, senza il minimo senso
estetico. Sente origini
ovunque.
8°
È totalmente abbandonato a se stesso.
3°
S'odono solo le grida della gente che si è radunata
sotto il palazzo.
2°
Cade nella rete tesa dei vigili del fuoco, ma le maglie
si rompono per la grande
velocità e si sfracella su una montagna di materassi
appositamente messi per
terra.
Pianoterra:
Ha sfondato pure quelli.
1° sottoterra:
Si risveglia, è decisamente ammaccato, ma felice.
2° sottoterra:
La caduta prosegue.
4° sottoterra:
Sfonda incredibilmente uno strato imprecisato di roccia.
Finalmente entra in un largo sotterraneo.
Dopo questo momento non si è più saputo nulla.
?
Però qualcuno afferma con certezza di avere riconosciuto
l'uomo della caduta la
scorsa settimana, mentre passeggiava sulla Novantottesima
Avenue.
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Alla scoperta della felicità passando attraverso
la paura
Favola di Ermanno Bencivenga inviata in dono, via Internet,
da Cinzia
Marenda.
IL BIMBO CHE AVEVA PAURA
C'era una volta un bimbo che aveva paura di tutto. Se
il cane del vicino
sbadigliava compiaciuto ridestandosi dalla pennichella
pomeridiana il bimbo
scappava gridando (e lasciando sbigottito il povero animale).
Se qualcuno
allungava una mano per fargli una carezza, il bimbo trasaliva
e indietreggiava.
Se in casa entravano estranei, correva a rifugiarsi nella
sua camera e si
nascondeva sotto il letto. E qualche volta anche la casa
lo spaventava, anche
la sua camera, e allora scappava anche di lì,
si rifugiava in giardino e si
guardava intorno terrorizzato, non sapendo più
in che direzione correre.
C'era anche, quella stessa volta, in quella stessa parte
del mondo, un uomo
che sembrava non aver paura di niente. Era stato in mezzo
a guerre e
pestilenze, aveva affrontato mille disastri, aveva attraversato
deserti infuocati e
scalato montagne alte fino al cielo, era sceso in fondo
al mare e nelle viscere
della terra, e nulla mai lo aveva turbato.
Un giorno l'uomo che sembrava non aver paura di niente
sentì del bimbo che
aveva paura di tutto e decise di aiutarlo. Andò
a casa sua, entrò nella sua
camera, si sedette comodamente e così, senza vederlo,
senza andare a
cercarlo sotto il letto, cominciò a parlargli.
- Là dove sei,- gli disse, -hai
smesso di avere paura?- -No-, rispose il bimbo,
-la paura c'è sempre.- -E sai
perché?-, disse l'uomo, -perché quello
di cui hai paura te lo porti sempre
dietro, perché è dentro di te -.
- E che cos'è?-, chiese il bimbo. -Non lo so-,
rispose l'uomo, -nessuno lo sa. Se si sapesse non farebbe
più paura. Ma so
che scappare non serve; so che non è di me che
devi avere paura, o del
cane, o della gente che ti tende la mano. -
Non successe niente quella volta.
L'uomo se ne andò e il bimbo rimase sotto il letto.
Non succede mai niente la
prima volta, e neanche la seconda. Ma pian piano qualcosa
cominciò a
cambiare. Capitò ancora che il bimbo si spaventasse
della sua camera,
quando scendeva la sera e strane ombre si disegnavano
sulle pareti; capitò
che scappasse in giardino e si guardasse intorno, non
sapendo più in che
direzione correre. Ma capitò anche che gli venissero
in mente le parole
dell'uomo e gli sembrasse inutile correre, e allora tanto
valeva tornare dentro.
Ci furono lunghi giorni in cui si scrutò attentamente
allo specchio cercando di
capire di cosa aveva paura, e spalancava la bocca più
che poteva per vedere
se era qualcosa che aveva inghiottito. Non scoprì
nulla, ovviamente: se
l'avesse scoperto non avrebbe più avuto paura.
E invece continuò ad averne,
ma a un certo punto non gliene importò più.
Una domenica mattina il bimbo
uscì di casa e accarezzò il cane del vicino,
lasciandolo sbigottito. Da allora
nessuno l'ha più visto. C'è chi racconta
che si sia perso per deserti infuocati e
montagne alte fino al cielo, che abbia visto il fondo
del mare e le viscere della
terra.
Ci si potrebbe chiedere quale può essere "la morale"
di questa favola.
Io provo a trovarne una. Le altre potete trovarle voi.
In ognuno di noi c'è sempre o poco o tanto un
bimbo che ha qualche sua
paura. C'è anche però dentro o fuori di
noi, negli altri, o in certi altri, qualcosa
o qualcuno che può generare serenità. Forse
basta cercare e saper chiedere.
Mi sono domandato e penso che anche voi ve lo domanderete.
- Ma dove è
finito il bambino che aveva smesso di avere paura?- Io
risponderei. - Forse a
rafforzare le fila di "coloro che non hanno paura di
niente e di nessuno" e
girano il mondo, magari con un po' di trepidazione nel
taschino, a partecipare
un po' di serenità, e forse di felicità,
a coloro che ne hanno bisogno-.
Ma allora è vero che il bimbo inventa il saggio
e il saggio inventa il bambino!
Terenzio Formenti
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da una rivista messicana
LA STORIA DEI SENTIERI E DEI CAMMINATORI
"Prima non c'era il dopo. Il tempo se ne stava così
quieto, come ora nella
notte. Nel passato esistevano gli dei più grandi,
quelli che partorirono il
mondo, i primi. Se ne stavano seduti e non avevano dove
andare, perchè dato
che prima non esisteva il dopo, allora non si muovevano
perché non si poteva
dire che prima se ne stavano da una parte e poi da un'altra.
Così erano gli dei
nel prima, e iniziavano a pensare che era necessario
inventare il dopo,
perché era molto triste se il mondo fosse rimasto
sempre fermo nel prima e
mai sarebbe giunto nel dopo. Allora uno dei sette dei
disse agli altri - ossia
disse a se stesso - che dovevano trovare il modo di giungere
al dopo, per non
restare sempre al prima, gli dei si accordarono e dissero
che era una gran
buona idea, quella di trovare il dopo e si misero a ballare
per la contentezza,
ma non si poteva ballare molto, perché essendo
tutti nello stesso posto, cioè
nel prima, cominciarono ad urtarsi tra loro, spingendosi
da una parte all'altra e
così il prima si fece un poco più ampio
e con sette raggi e una stellina, ma
era comunque ancora molto piccolo e gli dei si resero
conto che già avevano
inventato il dopo, perché prima erano tutti accatastati
in un unico luogo, e ora,
cioè dopo, erano un po' separati. Molto contenti
si misero a ballare, poiché
questi dei desideravano solo ballare e solo cercavano
scuse per suonare la
marimba e dondolare le anche, allora si resero conto
che il dopo era molto
piccolo e non avanzavano e il prima era molto vicino;
divennero molto seri e
decisero di rincontrarsi nel prima per analizzare la
situazione e cercare un
buon accordo su come ingrandire il dopo, per non rimanere
così prossimi al
prima.
Si incontrarono in una specie di riunione
preparatoria, cercando di capire
come avevano fatto a trasformarsi in sette raggi che
disegnavano una stellina,
allora si ricordarono che fu quando si misero a ballare
uniti e si scontrarono
tra loro, spingendosi da una parte all'altra nel prima,
ma nel dopo erano rimasti
separati e quindi quando ballavano non si spingevano
da una parte all'altra. Gli
dei furono molto contenti un'altra
volta, e ricominciarono a ballare, spingendosi ma rimasero
poi separati nel
dopo, diventando seri nuovamente.
Un'altra volta si rincontrano nel prima
e così trascorse un certo lasso di
tempo passando tra il prima e il dopo, tra il diventare
seri e il mettersi a ballare
e lì sarebbero ancora, in un prima e in un dopo
molto piccolo, se non
avessero avuto una buona idea, si accordarono di accompagnarsi
tutti nel
dopo che toccava a ciascuno, di fare il ballo spingendosi,
così sorsero sette
piccoli raggi dai primi sette e dopo si recavano al dopo
di un altro e così via
per sette volte, incontrandosi poi di nuovo nel prima,
dove si accorsero che il
dopo era già un poco più ampio del prima,
però continuava ad essere
abbastanza esiguo.
Avevano ora sette volte sette raggi, ma
non bastava, videro che avrebbero
dovuto ripetere questa operazione nel dopo del prima,
che altro non era che il
dopo de! primo prima, capirono anche che era un lavoro
piuttosto complicato,
ma d'altronde il mondo andava fatto da loro, che erano
gli dei più grandi, quelli
che fecero il mondo, i primi, e allora presero la decisione
di creare quelli che
avessero il compito di ballare, diventare seri, incontrarsi,
separarsi per andare
ad aprire il prima e il dopo, decisero di avere il dovere
di dare un nome ai
raggi che uscivano dopo ogni serietà e dopo ogni
ballo, li chiamarono
"cammini e chiamarono camminatori quelli incaricati del
lavoro. Spiegarono
loro quale era il compito e che non era facile perché
ogni attimo dovevano
ritornare al prima per poter andare più lontani
nel dopo e che dovevano
imparare a ballare e a diventare seri e ad incontrarsi;
dopo questo gli dei più
grandi, quelli che fecero il mondo, i primi se ne andarono
a dormire, poiché
erano molto stanchi di tanto ballare. Mandarono i camminatori
a creare i
cammini e gli dei rimasero addormentati disegnando stelline
di cammini che si
tramutarono in stelle e così crearono i cammini
e i camminatori e fu
un'invenzione della serietà e dell'allegria dei
più grandi dei, quelli che fecero il
mondo, i primi. . .
Goccia di felicita': Proviamo a vedere la storia con la
mentalità di un bambino
che confonde ieri, oggi e domani, e la testa di un adulto
che non si rassegna
a trovarsi nella realta' dei sogni a vivere talvolta
le cose nello stesso modo.
Abituarsi all'idea che i sentieri li creiamo camminando
e non sempre gli dei stanno
svegli per crearci i nostri cammini o per illuminarceli.
Terenzio
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Inviata da Marisa Cocchi <marisnan@cocchi.wamani.apc.org>
E' dello scrittore Edoardo Galeano e si intitola "IL MONDO":
A un uomo del villaggio di Negua, sulla costa della Colombia,
fu
concesso di salire alto nel cielo.
Al ritorno racconto' . Disse che aveva contemplato dall'alto
la vita degli
uomini.
E disse che siamo un mare di fuocherelli.
Il mondo e' questo -rivelo'-. C'e' un mucchio di gente
e un mare di
fuocherelli. Ogni persona brilla di luce propria fra
tutte le altre. Non ci
sono due fuochi uguali. Ci sono fuochi grandi e fuochi
piccoli e fuochi
d'ogni colore. C'e' gente dal fuoco sereno che
non si lascia scompigliare
dal vento, e gente dal fuoco pazzo, che riempie l'aria
di faville. Alcuni
fuochi, fuochi sciocchi, che non illuminano ne' bruciano
pero' ce ne sono
altri che ardono tutta la vita con tanta voglia che non
li si puo' guardare
senza restare abbagliati. E chi si avvicina, prende fuoco.
Goccia di felicità:
proviamo a guardarci attorno nella vita secondo le immagini
di questa
storia. Potremmo divertirci. Ma noi dove ci collochiamo
e dove ci
collocano gli altri?
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Storiella colta dal "Libro degli abbracci" di Edoardo Galeano.
CELEBRAZIONE DEL RISO
Jose' Luis Castro, il falegname del quartiere, ha una
mano meravigliosa. Il
legno, che sa di essere da lui amato, si lascia lavorare.
Il padre di Jose' Luis era arrivato al Rio della Plata
da un villaggio di
Pontevedra. Del padre il figlio ricorda il volto acceso,
sotto un cappello di
panama e la cravatta di seta al collo del pigiama azzurro,
e che era sempre
occupato a raccontare storie che facevan ridere. Dove
lui era, lì esplodevano
risate. Accorrevano da tutte le parti per poter ridere,
quando lui raccontava, e
accanto a lui si faceva folla.
Alle veglie funebri bisognava togliere il feretro perche'
ci stessero tutti e cosi' il
morto si alzava in piedi per ascoltare col dovuto rispetto
quelle cose
raccontate con tanta grazia.
E di tutte le cose che Jose' Luis apprese da suo padre,
quella che il buon
vecchio gli aveva insegnato era:
"La cosa piu' importante nella vita e' ridere e
ridere in compagnia".
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dal libro di Luis Sepulveda: "storia di una gabianella
e del gatto che le insegnò
a volare"
LA GABBIANELLA "FORTUNATA"
Una gabbiana, durante un atterraggio di emergenza si trovo'
a dover
depositare il suo uovo su una terrazza nella zona del
porto, e non potendo
accudirlo, lo affidò al gatto Zorba dopo avergli
chiesto di covarlo, di allevare il
neonato o la neonata che ne fossero usciti, e di insegnargli
a volare.
Il gatto, al quale piacevano le cose strane, si impegnò
solennemente e fece di
tutto per mantenere la parola. Aiutato dagli amici gatti
per la cova e per
l'alimentazione della gabbianella, che fu chiamata
subito "Fortunata", tutto
sembrava andare per il meglio. Ma venne il tempo in cui
si trovò in difficoltà
perchè non sapeva proprio come insegnarle a volare.
Allora il gatto mamma ,
consultatosi con i suoi amici, si decise a rompere almeno
per una volta il suo
tabù difensivo, cioè farsi capire miagolando
anche dagli umani.. Andò così
dalla gatta di un poeta chiedendole che lo facesse incontrare
con lui per farsi
aiutare a risolvere il problema.. Si accordarono così
di trovarsi una sera di
pioggia sulla torre di una chiesa: il poeta, la gabbianella
e Zorba il gatto. Il
poeta mise la gabbianella sul davanzale di una finestra
e lei cominciò a sentire
il profumo della pioggia e del vento. Il gatto cominciò
a incitarla a volare,
finchè a un certo punto lei si buttò. Per
un attimo infinito temettero il peggio,
ma la gabbianella trovò la capacità e la
gioia di volare e di godere della
pioggia e del vento. E lei girava e tornava, girava e
tornava, a salutare gli
amici stridendo: - So volare! Ti voglio bene gatto buono
-. L'umano accarezzò
il dorso del gatto e disse: - Bene, gatto, ci siamo riusciti
- . - Si, sospesa sul
vuoto ha capito la cosa più importante - miagolò
Zorba-. -Ah si! Che cosa ha
capito?-. Chiese l'umano-. - Che vola solo chi osa farlo.-
Miagolò Zorba. E
rimase a contemplarla finchè non seppe se erano
gocce di pioggia o lacrime
ad annebbiare i suoi occhi gialli di gatto nero, grande
e grosso, di gatto
buono, di gatto del porto.
Goccia di felicità:
Almeno nelle fiabe sono utili anche i poeti soprattutto
se hanno una gatta
attraverso la quale si può entrare con loro in
comunicazione.
Domandiamoci quale componente della nostra personalità
potrebbe prendere
le funzioni della gatta. Curiosità, fantasia,
voglia di volare e di insegnare a
volare?
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Leggenda portata in dono da Cinzia Marenda
LA LEGGENDA DELLE SABBIE
Un fiume,
dalla sorgente sulle montane lontane,
dopo aver attraversato paesaggi
di ogni genere e forma,
raggiunse alla fine le sabbie del deserto.
Come aveva superato ogni altro ostacolo,
il fiume cercò di superare anche questo,
ma correndo nella sabbia s'accorse
che le sue acque scomparivano.
Era comunque convinto che il suo destino
fosse di attraversare questo deserto,
anche se non c'era mezzo per farlo.
Allora una voce nascosta,
che veniva dal deserto stesso, bisbigliò:
"Il vento attraversa il deserto,
così può farlo il fiume ".
Il fiume obiettò
che si era lanciato con forza nella sabbia
con l'unico risultato di esserne assorbito,
mentre il vento poteva volare
e per questo riusciva ad attraversare il deserto.
"Lanciandoti con violenza
come sei abituato a fare,
non andrai mai dall'altra parte:
potrai scomparire e diventare un acquitrino.
Devi lasciare che il vento
ti trasporti dall'altra parte,
alla tua meta".
" Ma come può accadere ? ".
"Lasciandoti assorbire nel vento".
Il fiume non poteva accettare un'idea simile.
Dopo tutto non era mai stato assorbito prima.
Non voleva perdere la sua individualità.
E una volta persa,
come poteva sapere
se l'avrebbe mai riacquistata?
"Il vento", disse la sabbia,
"Ha questa funzione.
Solleva l'acqua verso l'alto,
la trasporta oltre il deserto,
quindi la lascia ricadere.
Cadendo come pioggia,
I'acqua diventa di nuovo un fiume".
"Come posso essere sicuro che questo e' vero?"
"E' così, e se non ci credi,
non diventerai altro che un acquitrino,
e anche in questo caso
potrebbero occorrere molti, molti anni,
e di certo non sarai mai più un fiume ".
"Ma non posso restare lo stesso fiume
che sono ora ? ".
"In nessun caso lo potresti".
disse il sussurro.
"La tua parte essenziale viene trasportata lontano
e forma di nuovo un fiume.
Anche oggi vieni chiamato 'fiume'
perchè non sai quale parte in te
è quella essenziale".
Nel sentire questo,
nei pensieri del fiume
iniziarono a risuonare echi lontani.
Vagamente,
ricordò uno stato in cui lui
- oppure era una parte di lui? -
era stato portato nelle braccia di un vento.
E ricordò anche
- oppure I'aveva fatto ? -
che quella era la cosa reale da fare,
anche se non necessariamente la più ovvia.
Per cui il fiume levò il suo vapore
nelle braccia accoglienti del vento,
che dolcemente e con semplicità
lo fece salire verso l'alto e lo portò lontano,
per poi lasciarlo cadere delicatamente,
non appena raggiunsero la cima di una montagna,
molte, moltissime miglia più in là.
E poichè aveva avuto questi dubbi,
il fiume era ora in grado di ricordare
e conservare
in modo più vivo nella sua mente
i dettagli dell'esperienza.
Egli rifletteva:
"Sì, ora ho appreso la mia vera identità
".
Il fiume stava imparando.
Ma le sabbie sussurravano: "Noi sappiamo,
perchè lo vediamo accadere giorno dopo giorno;
e perchè noi, le sabbie,
ci estendiamo senza interruzione
dal fiume fino alla montagna".
Per questo è detto
che il cammino lungo il quale il fiume della vita
deve continuare il suo viaggio
è scritto nelle sabbie.
Queste parole, e il loro autore operano con tutto il loro
essere per richiamare
l'uomo alle proprie responsabilità, alla propria
individualità, affinché' assuma nella
vita il ruolo a cui l'esistenza lo ha destinato.
Swami Anand Videha, gennaio 1990
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Fiaba inviata in lingua spagnola dall'Uruguay da Carlos
Rodriguez :
Email <mintauro@adinet.com.uy>
"IL PAZZO" di Kahlil Gibran, fiaba presa dal libro di
Claudio Naranjo "L'unica
ricerca" Edizione Sirio-Uruguay
Regnava una volta nella lontana citta' di Wirani un re
che era potente e saggio.
Egli era temuto per il suo potere e amato per la sua
saggezza. Nel centro di
quella citta' c'era un pozzo di acqua fresca e cristallina
dal quale bevevano tutti
gli abitanti della citta', compreso il re e i suoi cortigiani,
perche' era l'unico. Una
notte, quando tutti dormivano, entro' nella citta' una
strega e verso' nel pozzo
sette gocce di uno strano liquido e disse:- Da questo
momento chi berra'
quest'acqua diventera' pazzo-. Al mattino seguente, tutti
gli abitanti escluso il re
e il suo ciambellano, bevvero l'acqua del pozzo e diventarono
pazzi, cosi' come
aveva pronosticato la strega. E durante quel giorno tra
la gente, nelle stradicciole
e nei mercati, non si smetteva di sussurrarsi reciprocamente
che il re era
diventato pazzo. - Il nostro re e il ciambellano hanno
perso la ragione.
Indubbiamente non possiamo lasciarci governare da un
re pazzo. Dobbiamo
detronizzarlo-.
Quella notte il re ordino' che si riempisse una coppa
d'oro con l'acqua del pozzo
e quando gliela portarono bevve e ne offri' anche al
suo ciambellano.
Si sparse allora una grande allegria nella citta' di
Wirani perche' il re e il suo
ciambellano avevano recuperato la ragione.
Goccia di felicita': Ci siamo mai domandati che cosa significa
essere persone
ragionevoli? E quanto siamo obiettivi quando giudichiamo
il nostro rapporto con
gli altri e viceversa?
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Racconto una storiella che mi e' stata narrata in questi
giorni dal messicano
Ernest Estrada Gonzalez.
C'era una volta un certo Nashrudin che faceva parte di
una famiglia con una
vasta tradizione di gente che prediceva il futuro. La
sua specialita' era di
indovinare quando sarebbe arrivata la morte. Ma questo
e' un tipo di magia
che non si puo' applicare a se stessi, un po' come quella
di darsi i numeri
del lotto. Gli era infatti venuta una gran voglia di
saper quando sarebbe
arrivata la morte. Tanto si sentiva cosi' giovane!
Allora si reco' da un suo cugino che anche lui divinava
in questo campo e
che gli rispose in modo molto sbrigativo: -Morirai nel
tuo paese a un mese
da oggi-. Colpito ma non domato, sello' il cavallo e
se ne ando' il piu'
lontano possibile dalle sue contrade. Nel fatidico giorno
volendo sapere
dove era andato a finire, vide un uomo con mantello e
cappuccio e gli
chiese: -Buon uomo, mi sapete dire il nome di questo
luogo- Ma quando lui si
volto' si accorse che stava parlando con la morte in
persona. Lei prese
fuori dalle sue tasche una sgualcita cartina geografica
ed esclamo': -ma lei e'
Nashrudin, ma come sono fatte male queste carte!
Il resto della storia ve lo lascio immaginare.
Goccia di felicità: Spero che una risata, piu'
o meno all'agro-dolce, ve la siate
fatta anche alla faccia della morte.
Ter
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POESIE
FATE CHE LA POESIA CHE VI PIACE NON RESTI SOLO VOSTRA
Nella nebbia, nel sole, sotto la pioggia; in treno, in
aereo, nel metrò
donate una poesia.
Se avete una poesia che vi piace, che sia vostra, mia,
o di altri, scrivetela,
fotocopiatela, stampatela su di un cartoncino e donatela
a chi vi siede accanto o
a chi vi passa vicino. Sarete meno sole/soli "e l'altro,
l' altra, gli altri vi
sorrideranno agli angoli delle strade".
POESIA NEL SOLE
POESIA SULLA PELLE
Se volete poesia nel sole, scrivetene una, e/o leggetene
una, vostra o degli altri.
Se desiderate una poesia sulla pelle, potete farvela
tatuare, realmente o
simbolicamente, seguendo la moda attuale e la tradizione
culturale giapponese,
oppure potete scegliere una poesia delle vostre,
delle mie, di altri, nella vostra o
in altre lingue e chiedermi come puo' essere stampata
su una bianca maglietta,
da indossare come messagio per voi e/o per gli altri.
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Inizio con un messaggio poetico inviato da Claudio Abba'
alias "Prince Clay"
della città di Pegacity
Vorrei offrirti un sito mio
un'isola dolce per ammarare
in quest'oceano di bytes e noia
un mondo nostro dove sognare.
Ma ogni amore ha il suo futuro
e gia' ti chiedi quale sara'.
Come puo' fare un sogno virtuale
a non soccombere alla realta' ?
Vorrei offrirti una grande stanza
tagliata a fondo qui nel mio cuore
in modo tale da custodire
le tue vittorie ed il tuo dolore.
Ma ogni amore ha la sua apparenza
e gia' ti chiedi quale sara'.
Come puo' fare la sola essenza
a non soccombere alla realta' ?
Pero' una cosa io posso darti
senza cambiare il nostro destino:
tenerti dentro come un tesoro
come una madre col suo bambino.
Perche' l'amore non e' apparenza,
non si fortifica nella realta'
perche' non conta piu' l'esistenza
ma quel che conta e' l'eternita'.
Inviato da Prince Clay <prince.clay@pegacity.it>
poesia inviata da Adele Battistini
Come l'acqua scorro
inodore incolore insapore
Tra gli olmi mi nascondo
in cerca di uno sguardo
un giorno arrivò
un giorno se ne andò
come il fruscio d'ali
d'un topo notturno
Piango di gioia
al pensiero bizzarro
del mio cuore fuorilegge
che s'ostina ad accelerare
i suoi battiti
per la la vita,
questa mia vita,
un niente racchiuso
in
me,
pulviscolo di materia,
folle assetata d'acqua
di Sorgente.
Adele Battistini <stellapolare@ns.poliedra.it>
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Poesia composta e inviata da Paola Luccitti
INCONTRO TRA L'ANIMA E IL VOLTO
Oggi, ho riconosciuto il mio volto
spesso l'ho portato via con me, ignorandolo,
a volte l'ho abbellito per l'occasione,
ma poi mi tornava indifferente
,
ma oggi, la mia anima è dietro di esso e
sussurra:
"Ti voglio bene" e gli occhi commossi,
piangono.
Paola Luccitti <segcci@master.cci.unibs.it>
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poesia composta e inviata da Oliverio Berg
questo gioco si fa in due
un uomo e una donna
il campo e' un bosco
l'arbitro e' l'amore
in un punto preciso
per esempio sotto un abete
l'uomo abbandona la donna
e la donna lascia l'uomo
adesso ognuno gioca per se'
non c'e' limite di tempo
i due vanno nel bosco
per cercare un pegno
i pegni possono essere
o la piuma di un uccello
o il guscio di una chiocciola
niente altro
appena si trova
uno di questi oggetti
si torna al punto di partenza
per aspettare l' altro
chi torna per secondo
premia il vincitore
con un bacio
o diverso segno di affetto
chi torna senza pegno
paga la sua impazienza
con tristezza e silenzio
che durino un giorno
questo oracolo
segue il suo mistero
e chi non lo rispetta
si inganna nell'amore
la piuma d'uccello
e' il segno della libertà
il guscio della chiocciola
quello di matrimonio
Oliverio Berg "La bibbia nel pub" Ibiscos Ed.
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poesia composta ed inviata da Chiara "Nefertiti"
IMMAGINI
Tutto ritrovo
nel sottile filo
di una dolcezza amara:
l'odore salmastro
di primaverili onde
nelle narici avide
l'immagine tua
di trasparente essenza
nello sguardo appagato
la sensazione intensa
della pienezza di un attimo
in una vita sprecata
e il tentativo vano
di fermare l'istante
nel divenire del tempo.
E tutto gelosamente custodisco
nella memoria di un meriggio
carico della marina luce.
by Nefertiti <chiara.l@tread.it>
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Poesia inviata da Ivana Frassinelli
Mio Prince, e' l'Acqua che ti parla.
Io non ho pensiero, ma soltanto rifletto.
Io do' quel che sento, e tutto io trovo amabile.
Riempio chiunque mi contenga
e bagno chiunque mi respinge, per morire su di lui.
Perdonami incoerenza e contraddizione,
ma l'Acqua e' solo coerente a colui che la contiene,
si adatta, si insinua, si muove, mulina, inghiotte e
travolge,
si increspa, si espande, vola e rimane.
Io sono l'Acqua, non ho che l'immagine di chi mi raccoglie.
Amplifico e com-prendo, e voglio, fortemente voglio,
rarefare e penetrare.
Al richiamo rispondo, il desiderio rifletto,
ma l'immagine infrango, l'intenzione disperdo.
Sono quello che l'Uomo vuole che io sia, come essenza,
ma sfuggo e dissolvo la mia forma
quasi all'attimo stesso del suo farsi coscienza.
E' l'Eco, mia complice, che lega furtiva l'immagine
all'onda del cuore, ma gia' sono lontana
a giocare coi sassi, a formare disegni, a incantare bambini,
a bagnare pensieri, a nutrire emozioni...
Do' quel che sento, e rifletto rumori diversi.
A domanda non reco risposta,
ma solo il riflesso di quella domanda.
Ma a richiesta mi dono,
e al rifiuto mi lascio rovesciare...
Abbraccio la lama che mi fende
e all'offesa inviolata rimango,
lambisco i tuoi piedi, bagno la tua terra.
Mi fletto al tuo desiderio,
e l'anima tua rifletto.
Fatina dell'Acqua
Ivana Frassinelli <ivana@spin.it >
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messaggio poetico di Ivana Frassinelli
La vita birichina
A volte la vita sembra prenderti in giro,
quasi volesse studiare come funzioni.
Ti porta in alto e ti lascia cadere
per vedere se ti rompi.
Ma alla fine ti stringe
come un orsacchiotto,
e ti ripone dolcemente
fra i suoi giocattoli piu' preziosi.
Non prendertela con lei:
e' il suo modo di volerti bene...
P.S.:
Cercansi complici
per vivere bene
alla faccia della vita.
Ivana Frassinelli <ivana@spin.it>
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poesia composta e inviata da Giuseppe Palermo
ALL'OSTERIA DEI SOGNI
Ho incontrato il tempo
all'osteria dei sogni,
giocava a carte con il vento:
io avevo pianeti e nuvole,
il vento comete e speranze,
il tempo lustri e secoli.
Accumulavo gruzzoli
all'osteria dei sogni,
ed è venuta l'aurora:
crepuscoli e lentiggini di brina,
a spolverare comete e speranze,
a rubare lustri e secoli.
All'osteria dei sogni,
nel giorno del vento,
all'osteria dei lumi spenti,
nel tempo delle tenebre.
Giuseppe Palermo" <palermo@dns.infoservizi.it>
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Poesia composta e inviata da Erodia Maccarinelli
KICKY
Lesione di parola
sviluppo compromesso
intelligenza discussa
motricità
come scariche di energia vitale
Di coccodrillo
son le tue lacrime
ma da leone è la risata
Sorriso che parla
ritmo nella pelle
vita negli occhi
amore nel cuore
Non ti servono le parole
chi ama capisce...
e Tu sei amato
goccia di felicita':
chi ama,
forse capisce anche ...
il mistero dell'amore
T.
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poesia liberamente tratta da K. Gibran
inviata dalla Scuola elementare Turla di Chiari
(BS)
S C U O L A
Che avete nelle vostre scuole?
E che mai custodite
dietro cattedre gigantesche?
Rigido sapere?
Potere d'acciaio
sul quale vi arroccate?
Oscura muraglia sempre uguale
che sigilla i colori della mente
e tacita le vostre coscienze?
Ditemi, avete tutto ciò nelle vostre scuole?
Nidi, cieli di fantasia
che sussurran nel tempo
sogni viaggi ed eroi,
la parola
che canta ascolta e cresce con te,
nella scuola questo c'è .
Nidi di fantasia che disegnano verdi sussurri
su fogli sorridenti?
Voli di parole
che accendono le valli del pensiero
di galassie inesplorate?
Ditemi, avete davvero tutto ciò nelle vostre scuole?
Voli di parole
che incantano lievi
le danze del pensiero,
mani che accarezzan germogli
e dipingono il mondo
tratteggiando con te
luminoso il cammino che tu sogni in te,
nella scuola questo c'è .
Che avete mai nei vostri cuori?
E che mai nascondete
dietro sguardi e sorrisi?
Immobili vie di banalità
che afferrano i canti dell'anima
e li annullano nell'inutile silenzio?
No!
Non avete ciò nel vostro cuore!
Ditemi che avete?
Cieli
e grandi orizzonti
immensi di luce
dentro al cuore.
Senti
la mia mano ti guida
ti rialza e raccoglie e s'innalza con te
e poi tinge il tuo sguardo d'infinito
perchè
la mia scuola
VITA E'.
Scuola el. Turla - Chiari (BS) - chiadire@provincia.brescia.it
DIREZIONE DIDATTICA STATALE DI CHIARI
Via Maffoni 2, 25032 Chiari (BS) (C.F. 82003570171)
TEL 030/71.18.33 - 71.22.21 FAX 030/71.18.33 -
700.22.01
Fax/modem 030/712221 E-Mail: <chiadire@provincia.brescia.it
>
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poesia composta e inviata da Ivana Frassinelli
Prendi il sorriso della luna
e il silenzio delle stelle;
il profumo portato dal vento
e la profondita' del mare.
E gioca
come i sassi dei ruscelli,
che modellano il corso dell'acqua
lasciandosi modellare,
e vivi
come la neve
che, riscaldata la terra,
diventa terra.
Sorridi
e dipingi i tuoi pensieri
in un cielo stellato.
Apri le braccia
come ali di un vento fecondo,
e porgi al mondo
il tuo cuore tenero e grande.
E lasciati passare,
lasciati attraversare
dal ruscello di questa vita che fugge,
da quest'acqua che,
modellata da te,
portera' lontano la tua canzone.
E poi lasciati morire,
lasciati sciogliere
come neve
in questa armonia immensa
che ti ha creato.
----------
Ho bisogno del vostro mare
dove convergono tutti i vostri fiumi
dove vado a tuffarmi anch'io
dove aspetto senza sentirmi sola
dove le lacrime non possono scorrere
dove mi sento amata
Ivana Frassinelli <ivana@spin.it >
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poesia di Ryonen inviata da Daniele Savio
e dedicata ad Alma
Sessantasei volte questi occhi hanno guardato
la mutevole scena dell'autunno.
Ho parlato abbastanza del chiaro di luna.
Non domandare altro.
Ma ascolta la voce dei pini e dei cedri
quando non c'e' un alito di vento.
(Ryonen)
Daniele Savio <savio@gpnet.it>
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componimento poetico di Achiles Nazoa, venezuelano 1920-1976
CREDO
Credo in Pablo Neruda, onnipotente
creatore del cielo e della terra.
Credo in Charlie Chaplin.
Figlio delle viole e dei topi,
che è stato crocifisso, morto e sepolto
per il tempo, ma che ogni giorno risuscita
nei cuori degli uomini.
Credo nel amore e nell'arte,
come vie verso il godimento della vita perdurabile.
Credo nei grilli,
che popolano la notte di magici cristalli.
credo nell'arrotatore,
che vive fabbricando stelle con la sua ruota meravigliosa.
Credo nella qualità aerea del uomo,
configurato nel ricordo
di Isadora Duncan,
abbattersi come una purissima colomba ferita sotto il
cielo del
mediterraneo.
Credo nelle monete di cioccolato
che tesoreggio sotto il cuscino dell'infanzia.
Credo nella favola di Orfeo.
Credo nel sortilegio della musica
io che nelle ore della angoscia vidi
allo scongiuro della pavana di Faure,
uscire liberata e radiante
la dolce Euridice dell'inferno della mia anima.
Credo in Rainer Maria Rilke
eroe della lotta dell'uomo per la bellezza,
che sacrificò la sua vita
nell' atto di tagliare una rosa per la sua donna.
Credo nelle rose che nascono dal cadavere adolescente
di Ofelia.
Credo nel pianto silenzioso di Achille
di fronte al mare.
Credo in una nave svelta e distantissima
che è partita un secolo fa verso l'incontro con
l'aurora.
Il suo Capitano Lord Byron,
alle cinture le spade degli arcangeli
alle sue tempia
lo splendore delle stelle.
Credo nel cane di Ulisse
e nel gatto ridente
di Alice nel paese delle maraviglie.
Nel pappagallo di Robinson Crusoe.
Nei topolini che trainarono
il carro di cenerentola.
In Beralfiro, il cavallo di Rolando
e nelle api che lavorano
la loro arnia dentro il cuore di Martin Tinajero.
Credo nell'amicizia
come la invenzione più bella degli uomini.
Credo nei poteri creatori del popolo.
E credo in me
già che so che c'è qualcuno
che mi ama.
Achiles Nazoa, venezuelano 1920-1976
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Tre poesie composte e inviateda Laura Resti
TI PARLERO' DI ME
Ti parlerò di me. Ma non conta
quello che potrò dirti: tu ascolta
il suono della voce, ed i silenzi
che si aggirano in mezzo alle parole.
Ti spiegherò ogni cosa. Ma le cause
di ciò che è stato sono nelle pause
del mio racconto appassionato e inutile.
Goccia di felicita': "Non conta quello che porto' dirti;
tu ascolta" Ter
Tentativo di dialogo per associazioni libere
***Il PASSERO
DI CONTRADA DELLE COSSERE 9
in uno scampolo di cortile
da alte mura recinto
singhiozzante una fontanella
rinsecchita vegliava
in un palmo d'acqua annegato
un passero da nido
moribondo dormiva
e io
cucciolo d'uomo
solo e trasparente
vagavo
tra fantasmi
di vecchie
alte signore
che all'ora del the
compunte m'offrivano
mesti biscotti
e cioccolata...
sapore
di stanca
credenza
Terenzio Formenti
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Tre poesie di Laura Resti
Email <ecitta@ns.numerica.it>
IN QUESTA CASA IO VIVO
In questa casa io vivo, e la foresta
inizia appena fuori dalla porta.
Già i rami stan forzando le finestre,
le fronde già raccontano canzoni.
Se gli alberi mi assediano, le foglie
mi sanno accarezzare quando passo.
Ignoro come e quando il mio nemico
sia diventato la mia compagnia.
Goccia di felicita': Se gli alberi mi assediano
le foglie mi sanno accarezzare quando passo.
Tentativo di dialogo per associazione
*** " mi farò una casa nel vento "
Bob Dylan
mi farò
una casa nel vento
giocherò
con le nubi
mi poserò
sul vecchio baobab
mi confonderò
con la sabbia del deserto
fischierò
fra le rocce
canzoni d'amore
e
finalmente stanco
adagiato sulle onde
mi lascerò cullare...
dolcemente
Terenzio Formenti
FELICITA' DI STRINGERTI
Felicità di stringerti
felicità finita
con quell'abbraccio - o prima.
Tutt'attorno era il tempo
il solito silenzio
di gesti e di parole.
Goccia di felicita': Prestare attenzione al tempo anche
quando e' silenzio
di gesti e di parole.
Tentativo di dialogo per libera associazione
***MONICA
insieme
alla fonte
ci siamo incontrati
era uno zampillo
sulle rive
d'una strada ferrata
con un gesto
dei tuoi chiari
occhi azzurri
con una luce
nei tuoi biondi capelli
mi hai offerto
il primo sorso
insieme
seduti
nella penombra
d'uno scompartimento
con gli sguardi
e il suono delle parole
alla fonte
della tua giovinezza
a lungo
mi hai abbeverato
Terenzio Formenti
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poesie di Laura Resti
Email <ecitta@ns.numerica.it>
QUANDO SEI STATO SOLO
Quando sei stato solo, è come un'ombra
che ti segue dovunque, un'ombra lunga
che rabbuia i tuoi passi e ti sorprende.
Se guardi avanti, ancora la ritrovi.
*** Goccia di felicita': Ponte tra te e il sole e' la tua ombra. T.
Dialogo per libera associazione:
"I LAMPIONI DELLA MIA STRADA"
camminando trasognato
percorro la mia strada
dietro a me
si perde come ombra
evanescente il mio passato
davanti a me
nata dalla luce
la mia ombra mi precede
e raggiunge la sua casa.
Terenzio Formenti
MADONNA COL BAMBINO
"Madonna col Bambino" intitolavo
dentro di me il tuo abbraccio delicato
da uomo a donna, così carezzevole
che mi sentivo il Gesù fortunato
di un'improbabile Maternità.
***Goccia di felicita': Quando il pensiero tace, si puo'
ancora restare in
ascolto. T.
ARS AMANDI
Ci radica alla vita l'attitudine
a trasformare i gesti consueti
in riti apotropaici, in amuleti,
in zone franche indecifrabilmente
rassicuranti e care. L'abitudine
in noi diventa col suo sorprendente
nocciolo di mistero arte d'amare.
***Goccia di felicita': Anche l'abitudine puo' diventare,
col suo
sorprendente nocciolo di mistero, arte d'amare. T
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Poesia di Mario Benedetti inviata da
Carlos Rodriguez
DIFESA DELLA ALLEGRIA-FELICITA'
difendere la felicita' come una trincea
difendila dallo scandalo e dalla routine
dall' imbecillita' e dagli imbecilli
dalle privazioni transitorie
e da quelle definitive
difendete la felicita' come principio
difendila dai crampi e dagli incubi
dai neutrali e dai neutroni
dalle dolci infamie
e dalle pesanti critiche
difendere la felicita' come bandiera
difendila dai fulmini e dalla malinconia
dagli ingenui e dalle canaglie
dalla retorica e dagli infarti
dalle endemie e dalle accademie
difendere la felicita' come destino
difendila dal fuoco e dai pompieri
dai suicidi e dagli omicidi
dai vuoti e dalla stanchezza
dall'obbligo di essere allegri
difendere la felicita' come certezza
difendila dalla ruggine e dalla rogna
dalla fatidica patina del tempo
dalla stanchezza e dall'opportunismo
dai prosseneti del riso
difendere la felicita' come diritto
difendila dagli dei e dall'inverno
dalle maiuscole e dalla morte
dai surrogati e dalle lagne
dal caso
e anche dalla felicita'
poesia di Mario Benedetti
inviata in spagnolo da Carlos Rodriguez - Uruguay
<mintauro@adinet.com.uy>
e traduzione libera di Terenzio Formenti
SOGNI
Mi piace partecipare un sogno meraviglioso che mi e' stato
raccontato
Lo chiamero'. "Il sogno della lamina d'oro"
"Sono da qualche parte nel cielo e sotto di me vedo una
grande distesa di
nubi. C'e' anche una grande lamina d'oro dalla quale
ne stacco un pezzo. Mi
accorgo che la parte che ho staccato e' troppo piccola
e allora ne prendo un
altro pezzo che fondo al precedente. Soddisfatto dell'operazione
non mi
preoccupo di quanto puo' essere rimasto non usufruito
e lo perdo di vista.
Le sensazioni che provo sono molto belle, ma mi accorgo
che manca
qualcosa: il tempo, e che tocca a me scegliere come e
quando farlo partire.
Do il segnale e le nubi attorno a me iniziano a muoversi
in modo vorticoso
come prese da turbini di vento mentre dalla mia lamina
parte un filo d'oro che
si svolge, come da un tessuto, e va verso un infinito
che svanisce a perdita
d'occhio.
Goccia di felicita':
Potremmo chiamarlo il sogno della felicità possibile.
Forse a ciascuno è
riservata una grande lamina d'oro. L'importante è
coglierne un pezzo, che non
sia né troppo grande, né troppo piccolo,
ma quello che ci compete e che
sappiamo vivere come tale e gestire con entusiasmo nel
luogo dove noi ci
troviamo, rincorrendo talvolta il tempo, e talaltra prendendoci
noi la briga e la
responsabilità di farlo partire.
Terenzio
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Dalla Rivista letteraria "Il fauno" di Firenze cogliamo questi:
MOMENTI
Oggi è venuta a trovarmi, e ha sorriso,
anche se somigliava più a una smorfia,
la francescana nostra sorella Morte.
Nella sua fantastica presenza
mi sorrideva pacata e in silenzio come
segno dl sua benevolenza e, nel provare
a fissarmi un certo appuntamento,
mi parlava di me, del mio destino,
e mi diceva di stare preparato.
Più di una volta, ancor mi ricordava, si era
fatta presente e poi, non so per qual
ragione, mi aveva lasciato in questa vita
a seguitare nelle mie sciocchezze,
quasi una specie di giaculatoria che,
di volta in volta, seguitava con malinconia
per quello che son stato; ma non
per quello che ormai sarò.
E sorrideva con fare stereotipo.
I ricordi, diceva, son solo cose del passato;
di Tomaso Urso
Goccia di felicità:
Forse anche sorella Morte, se la prendiamo come viene
e quando viene, senza anticiparla troppo, nell'ansia
e nella paura,
può farci sembrare sorriso quello che ci è
più facile chiamare smorfia.
--------------------
DIALOGHI SULLA FELICITÀ
colti dai Castelli
della Città virtuale di Pegacity.
Stati d'animo e sensazioni: felicita' assoluta e relativa
Dialogo tra Angie e Merlino
Angie scrive:
Che bello
quando al mattino
splende il sole !!!!
Sembra che anche il tuo cuore sia illuminato :-))
Che bello quando anche nella quotidianita'
riesci a vedere il sole che fa capolino
tra gli animi umani rannuvolati :-))
E' bello
chiacchierare a prima mattina
assaporare e vivere la quotidianita'
certo e' + semplice quando si e' ben predisposti
!!!
Sara' che stamattina anche io ero meno "nuvolosa"
e gli altri lo riuscivano a percepire....
Merlino risponde ad Angie
Grazie Angie, Hai toccato un tasto che mi sta molto a
cuore: il vero
significato della felicita'. Felicita' nelle semplici
cose della vita
quotidiana, l'armonia con se stessi e con il nostro ambiente.
Un po' come
succede quando siamo innamorati...:-))
Ma io mi chiedo: quanto puo' durare ? Un attimo ? Fino
al prossimo
telegiornale? Fino alla prossima bolletta?
La felicita' e' relativa?
Io credo che occorre distinguere: relativa ed assoluta.
Esiste la felicita'
assoluta, quella cioe' che rimane, indipendentemente
dai fattori esterni ?
Io sono tra i pochi ottimisti che ci crede, ho provato
a comprenderla, ho
tentato di rincorrerla, ma essa mi sfugge in virtu' della
sua intrinseca
natura essenziale. Si lo so, occorre prima provarla,
proviamola, anche per un
attimo, ed allora tutto cambia, noi stessi ed il nostro
concetto delle cose.
E quello che piu' mi sconvolge e' che cambiano le persone
intorno a noi.
Grazie ancora Angie, con affetto,
Merlino <mgamba@dedalo.com>
Angie <metafox@cisea.it>
--------------------
Entra in campo "tommy" <tomcal@mbox.vol.it>
Amigos,
sono un castellano un po' silenzioso e con la puzza sotto
il naso, ma
questo Merlino mi ha tirato per una volta fuori dal mio
angolino buio.......
.....Ma questo dialogo sulla felicità mi interessa
molto:
io sostengo, per quel che mi riguarda, che non sarò
mai veramente felice e
ciò non fa piacere alle persone che ti vogliono
bene o che pensano di
essere loro stesse, per definizione, una delle fonti
di questa felicità.
Genitori, mogli, amici...
Altri pensano che siamo destinati ad essere felici, che
la felicità è un
compito dell'umanità e che siamo su questa terra
proprio per questo.
Dovrebbero spiegarlo a quei tre quarti di umanità
che sta malissimo, a quei
bambini che non fanno nemmeno in tempo a guardarsi intorno
che sono già
morti...
Dove sta scritto che siamo nati per essere felici?
Ad ogni buon conto, come ho detto, so che non sarò
mai veramente felice ma
so anche che non sarò mai veramente infelice.
E' un bisticcio di parole solo apparente. E voi siete
felici? Quanto? Per
quanto tempo? Lo sarete di nuovo?
Ai miei amici castellani (e a Merlino in particolare,
per ragioni ovvie)
vorrei regalare, se non lo conoscono già, il testo
di questa vecchia
canzone di Dalla (ma in realtà è una poesia
di Roberto Roversi) che si
chiama "MERLINO E L'OMBRA". Potrei cantarvela, se volete...
Questo dialogo sulla felicità si potrebbe anche
continuare: che ne pensate?
Tommy
C'era una volta un uomo forte
che si chiamava Merlino:
andava in giro nel mondo
per giocare con la morte.
Così una sera era arrivato
in un paese lontano.
Dentro un gran mare di vento
c'era un castello
abbandonato
solo nel piano e tutto spento.
Merlino entra con il suo cane
sente una voce parlare forte
mentre tranquillo
mangiava il pane
"Voglio giocare con la tua sorte
e scendo adagio per questo camino".
Ma Merlino senza paura
chiede ridendo se può aspettare.
Alla mattina il sole appare
Merlino vuole partire.
Apre felice le porte....
Fa un passo appena
vede su un fiore
la sua ombra che si dimena
e per la paura
muore,
muore,
muore.
"tommy" <tomcal@mbox.vol.it>
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Soggetto: Stati d'animo e sensazioni: felicita' assoluta
e relativa
Riprende il dialogo tra
Angie <metafox@cisea.it> e
Merlino <mgamba@dedalo.com> inizia il discorso
Angie scrive:
>
> Che bello
> quando al mattino
> splende il sole !!!!
> Sembra che anche il tuo cuore sia illuminato :-))
> Che bello quando anche nella quotidianita'
> riesci a vedere il sole che fa capolino
> tra gli animi umani rannuvolati :-))
> E' bello
> chiacchierare a prima mattina
> assaporare e vivere la quotidianita'
> certo e' + semplice quando si e' ben predisposti !!!
> Sara' che stamattina anche io ero meno "nuvolosa"
> e gli altri lo riuscivano a percepire....
>Grazie Angie, Hai toccato un tasto che mi sta molto a
cuore: il vero
>significato della felicita'. Felicita' nelle semplici
cose della vita
>quotidiana, l'armonia con se stessi e con il nostro
ambiente. Un po' >come
succede quando siamo innamorati...:-))
La sensazione e' secondo me la stessa, ma non e' duratura,
lo "stato
dell'innamoramento", secondo me e' come uno stato di
ebbrezza, è
sconvolgente, appassionante, fa battere il cuore all'impazzata,
ma e' solo
un primo stadio, dopo ti rinsavisci inizi a razionalizzare
ma le sensazioni
non sono + le stesse, diventano molto + profonde.
>Ma io mi chiedo: quanto puo' durare ? Un attimo ? Fino
al prossimo
>telegiornale? Fino alla prossima bolletta?
>La felicita' e' relativa?
Perche' ti fai tutti questi problemi?
Ho imparato a vivere ed assaporare con una intensita'
unica tutto quello
che ruota attorno alla mia vita, a godermi intensamente
tutte le sensazioni
e stati d'animo che questa mi da' belli o brutti che
siano, non mi importa
quanto durano, ma mi danno delle sensazioni uniche, bellissime,
è
difficile riuscire a spiegare come certe volte senti
il cuore nel petto che
batte cosi' forte quasi volesse scoppiare.
Non lo sai da cosa dipende eppure lo senti:
Puo' essere un raggio di sole,
la primavera,
qualcuno che ti telefona semplicemente per sapere come
stai
piccole cose che ti danno la forza di andare avanti e
comunicare questa tua
ebbrezza di vivere, agli altri e il riuscire a coinvolgerli
in questo tuo
stato mentale positivo.
Dura un attimo, un mese, un giorno, un anno? Cosa importa,
ci saranno altre
situazioni, stati d'animo che si susseguiranno, perche'
e' cosi' in tutto
c'è una evoluzione, venga da un fatto negativo
o positivo che sia,
l'importante e' che c'e'.
>Io credo che occorre distinguere: relativa ed assoluta.
Esiste la
>felicita' assoluta, quella cioe' che rimane, indipendentemente
dai
>fattori esterni ?
Be' secondo me e' soggettiva, e dipende dai giusti valori
che dai alle cose
e alle situazioni, e' un'inseguirsi di avvenimenti, ti
immagini una cosa
ferma, la' fissa.
Sarebbe monotona e non ti divertiresti :-))
>Io sono tra i pochi ottimisti che ci crede, ho provato
a comprenderla, >ho
tentato di rincorrerla, ma essa mi sfugge in virtu' della
sua >intrinseca
natura essenziale. Si lo so, occorre prima provarla,
>proviamola, anche per
un attimo, ed allora tutto cambia, noi stessi ed >il
nostro concetto delle
cose.
Mah...
diro' una cretinata...
bisogna prendere quello che ci capita, senza inseguire
niente, vivere alla
giornata, se cambiamo noi, cambiano anche le cose, le
persone, le
sensazioni che ci accompagnano, bisogna vedere sempre
come si ci predispone
:-)))
>E quello che piu' mi sconvolge e' che cambiano le persone intorno a >noi.
E' comunque nello stato delle cose, almeno non c'e' monotonia :-))
>Grazie ancora Angie, con affetto.
Merlino
Ringrazi me?
E di che?
erano solo considerazioni dettate da uno stato d'animo
e un batticuore
immenso :-))
Angie
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Entra in campo "Rigoletto" damiani <damiani@etruria.net>
in risposta a cio' che ha detto Merlino e che qui viene
riprodotto
> Ma io mi chiedo: quanto puo' durare ? Un attimo ? Fino
al prossimo
> telegiornale? Fino alla prossima bolletta?
> La felicita' e' relativa?
> Io credo che occorre distinguere: relativa ed assoluta.
Esiste la felicita'
> assoluta, quella cioe' che rimane, indipendentemente
dai fattori esterni ?
> Io sono tra i pochi ottimisti che ci crede, ho provato
a comprenderla, ho
> tentato di rincorrerla, ma essa mi sfugge in virtu'
della sua intrinseca
> natura essenziale. Si lo so, occorre prima provarla,
proviamola, anche per un
> attimo, ed allora tutto cambia, noi stessi ed il nostro
concetto delle cose.
> E quello che piu' mi sconvolge e' che cambiano le persone
intorno a noi.
Caro Merlino, anche io ci credo; anche se e' cosa rara
a cui anelare
forse vanamente.
So che esiste, l'ho provata e spero di riprovarla ancora.
Per me la felicita' e' una cosa sola, non credo esista
relativa od
assoluta, ma credo che sia..... boh, in realta' non ricordo
piu' come
sia. Certo la passione e' un ricordo sia pur non vago,
ma a volte ci
sono momenti in cui tutto intorno e' armonico, anche
dentro di me, a
volte, tutto e' ordinato, tranne il dannato vizio del
fumo......che e'
una nota stonata perenne. Non e' certo il TG che puo'
rompere l'armonia
attorno a me, ben piu' pericolose sono le malattie, l'invidia,
l'essere
sempre insoddisfatto, un patto di fiducia tradito ed
anche una giornata
grigia e piovosa puo' rompere la sfera dell'armonia.
Ecco, quando tutte
le tessere dentro e fuori di me si incastrano in un tutt'uno
armonico
se