
“SERENDIPITY”
RESPIRARE CON L’UNIVERSO CHE
RESPIRA CON NOI
FOLATE DI GIOCO GIOIA Terenzio Formenti
Terenzio Formenti
poeta e psicodrammatista
collana
“ I sentieri di un
rabdomante “
a
Marisa
incontrata
nel sonno… sospesa
ad un
sogno dell’universo
SERENDIPITY: RESPIRAZIONE CON L’UNIVERSO
EDUCAZIONE e FORMAZIONE ALLA GIOIA
“ Ogni
persona porta con sé nascosta nelle sue segrete scaturigini, una chiave per
intepretare il mondo, propria a lei sola, diversa da tutte le altre. Di lì
partono presentimenti confusi, vedute parziali, come bagliori nelle tenebre,
sprazzi di luce nell’oscurità. Sono i nostri momenti migliori: sono le idee che
ci vengono, eppure erano già nostre, nascoste in noi, e in certo modo presentite,
e per questo ci sembrano, ora che ci son venute, così evidenti, così conformi
al nostro modo di vedere, così personalmente nostre. É l’ispirazione, che è
nostra e non nostra: emerge a un tratto in noi come da un luogo estraneo a noi
stessi, e ora ci pare che doveva venirci, che non poteva non venirci. Dalle
brume indistinte di un sentimento, in cui si condensa tutta la vita della
persona, sgorga, improvvisa e prepotente, una visione originale, che a noi
s'impone con l’impeto d'una rivelazione, ma in cui riconosciamo noi stessi, e
che presentiamo come la nostra personale interpretazione delle cose ”. Luigi Pareyson
“ Teoria dell'arte “ dal libro di Marisa Musaio
“ Interpretare la persona ”
Editrice La Scuola - Brescia
SERENDIPITY:
RESPIRAZIONE CON L’UNIVERSO
EDUCAZIONE
e FORMAZIONE ALLA GIOIA Terenzio Formenti
La parola
“serendipity” nasce con Horace Walpole nel 1750 e dai viaggi e dalle avventure
dei tre figli del Principe di “Serendip”, antico nome dell’isola di Ceylon.
Essi
riuscirono a indovinare che nel sentiero di campagna sul quale stavano
camminando era passato un cammello, cieco dell’occhio destro perchè brucava
l’erba solamente a sinistra, che doveva avere un dente rotto e lo stabilirono
dai frammenti di erba masticata, che era zoppo perché dalle sue orme si capiva
che strascicava una zampa, che aveva un carico di burro e miele perché sul
sentiero c’era su di un lato della strada una fila di formiche, note per la
loro simpatia per il burro. Sull’altro lato della strada invece si affacendavano
mosche note per la loro simpatia per il miele.
Stabilirono
anche che il cammello portava una donna e si dice che questo lo intuirono
perchè erano maschi. Avevano stabilito anche che doveva essere incinta perché
essendo scesa a riposare aveva lasciato sul terreno nell’alzarsi un’impronta
della mano più profonda di quanto essa avrebbe dovuto essere, denotando così
una pesantezza insolita.
Da Serendip la parola si condensò in “serendipity”
che cominciò a significare una particolare capacità di trovare con pochi indizi
qualcosa di prezioso mentre si cerca qualcosa di totalmente o parzialmente
diverso e/o in un luogo totalmente o quasi inadatto. C’è sempre sotteso
l’aspetto deduzione , ma anche: sagacia, intuizione, e anche fortuna. Io
aggiungerei una certa particolare sensibilità, memoria del futuro, anche con
premonizione, naturalmente. E’ uscito finalmente anche in Italia un libro intitolato: Viaggi e avventure
della serendipity di Robert K. Merton. Ed Il Mulino
Questa
parola ha avuto varie ed alterne vicende nelle varie lingue, nei vari stati e
nei vari ambienti. Io l’ho incontrata per le prime volte in inglese e in
americano poi in spagnolo. Fino ad ora non ha avuto molta fortuna. venne usata
per segnalare la capacità di trovare determinate sorprese specialmente fra i
cercatori di incunaboli, di opere d’arte delle quali si conosceva l’esistenza
ma non dove fossero finite. Ma naturalmente le persone interessate non
lasciavano trapelare le varie notizie riguardanti la rilevanza della casualità
della scoperta perché preferivano dare più peso alla loro capacità di una
ricerca accurata e tenace. Io sono più propenso a pensarla come una specie di
complicità con il cosmo e il futuro, con l’inconscio ancestrale riguardante il
sapere degli antichi e di coloro che potremmo definire gli antenati cosmici del
futuro per la loro capacità di vedere prima degli altri e riconoscere i segni dei tempi.
Non vi
parlerò di quanto dice il libro ma di quanto ho potuto in esso intuire per
quanto riguarda la mia vita e l’evoluzione della mia filosofia di vita e di una
tecnica di psicoterapia e soprattutto di una promozione dell’individuo, della
coppia e del sociale. Di una promozione centrata sul corpo persona che inglobi
anche la terapia e la prevenzione, che non dimentichi il passato, ma
soprattutto sia centrata sul presente e
sul futuro.
Dal libro coglierei però una
poesia, lasciando a voi che mi leggete o mi ascoltate la possibilità di
approfondirne la lettura. Autrice è una poetessa, di nome Anne Arwood Dodge che affianca all’antico nome
Serendip anche quello di Taprobane, che si è pure perso nella notte dei tempi.
Serendip e
Taprobane
Parole dal
suono di chiare acque montane, parole come chicchi dorati, semi di mele e pomi
granati, legati da un filo d’argento fino, piccole gocce rosso rubino, soavi e
tintinnanti parole su scarpette di cristallo danzanti che lievi corrono per la
mia mente.
Se il mio
spirito tardo trovasse finalmente frasi sublimi per raccontare loro perfette
doti preclare, farei una gabbia di parole alate, dove, mitici uccelli dalle
piume screziate, di sé sfoggio farebbero con altero portamento, verdi,
scarlatte, d’oro e d’argento, eleganti strane e vane
Serendip e
Taprobane
A questo
punto avrei due possibilità, quella di parlarvi della mia vita e da essa far
derivare la mia evoluzione nella scelta degli interventi curativi e
promozionali, oppure parlarvi dell’evoluzione nella mia professione di
psicologo derivante dalle nuove acquisizioni e, dalle nuove intuizioni e dei
fatti accaduti in seguito alle nuove scelte esistenziali effettuate.
Scelgo una terza ipotesi e
incomincio proponendo di fare qui insieme con voi un lavoro sulla respirazione
cosmica.
Faccio
solo un breve accenno ad un fatto che mi riguarda personalmente e che forse è
stato una premessa che mi ha fatto pensare che una complicità con l’universo ci
può essere e che ci si può affidare ad essa, crederle e sollecitarla, anche
solo mettendosi semplicemente in ascolto. Nella notte dal 5 al 6 gennaio del
1948, notte dell’Epifania, notte delle grandi rivelazioni, ho incontrato in
sogno la donna che un anno dopo ho sposato. Non ne ricordavo le sembianze, ma
avevo la matematica certezza che quel giorno l’avrei incontrata, riconosciuta e
che sarebbe diventata mia moglie.
Così è
avvenuto e stiamo vivendo, insieme ancora, un favoloso cinquantaseiesimo anno
di nozze.
Tutta la
vita è stata punteggiata di fatti e di situazioni che io chiamo la mia
Serendipity. Racconto ora un’altro fatto che è collegato al lavoro che faremo
adesso e che è avvenuto durante il decorso del mio 64° anno e precisamente il
14 agosto del 1986. In quel giorno ho declamato una poesia, da me non
riconosciuta come tale, nella quale mi presentai al pubblico formato dai
componenti di un gruppo di lavoro sul tema della respirazione addominale con un
espressione poetica intitolata: “Io sono l’arcobaleno della notte”. Dop 8
giorni finisco in ospedale per peritonite e dopo 15 giorni mi viene da comporre
questa filastrocca, dal sapore di creatività pura e che riguarda il vento:
L'UCCELLINO E IL VENTO DEL NORD
sono un uccellino dal becco spalancato
vivo di vento / il vento del nord
mi nutre di odori / di muschi e licheni
di fiabe di boschi / di gnomi e folletti
di buio di notti / che incombono sempre
di color di tramonti / che non muoiono mai
vento / soffia più forte
che io possa venire / a scoprire il tuo nido
Ci
possiamo chiedere quale possa essere il significato che questa filastrocca è venuta man mano assumendo nel tempo mentre
le mie modalità di lavoro andavano progressivamente mutando.
Lavoravo e giocavo con il vento. Se il vento
accarezza un filo d’erba del prato o una foglia sul ramo, se il vento fa cadere
le foglie d’autunno, se il vento mi nutre del suo respiro, se io nutro il vento con il mio respiro, io esisto
dentro e fuori di me, e quando avviene qualcosa che lo riguarda essa mi
riguarda e altrettanto succede se qualcosa vibra nella mia vita. Io assumo così
una dimensione cosmica che segue e insegue il mistero del vento da quando
nasce, a quando mi sfiora e mi accarezza e accarezza ciò e chi io amo. Al vento
io affido le mie gocce di rugiada, le mie poesie, i miei sogni. Anche le mie arrabbiature forse lui porta nel suo
peregrinare per il mondo, e il presente diventa un presente pieno, un tempo
tutto da infinire. Sono qua a respirare con voi e perciò a co-spirare inteso
come un respirare con.
Ed ecco
che arriviamo al gioco, un gioco che vi possa permettere di intuire concetti
che sarebbe impossibile o quasi mettere in parole e pensieri.
Concentriamoci
ora sul nostro respiro. Da questo momento come verbi userò un noi corale quando
mi riferisco a cose che faremo insieme e il tu quando mi riferirò
specificatamente a ciascuno come singolo. Per quanto possibile, salvo i momenti
nei quali avremo qualcosa da vedere, cerchiamo di acquisire una postura comoda e rilassata e teniamo
chiusi gli occhi. Respiriamo ora liberamente cercando solo di concentrarci sul
nostro respiro.
Alcune
considerazioni. Quando noi inspiriamo l’universo ci dona il suo vento, la sua
aria, il suo respiro che entrando si fa tuo respiro. Poi nell’espirazione parte
il tuo respiro che si fa aria e vento fino ai confini dell’universo ed oltre.
Questo inspirare ed espirare mette in moto e in comunicazione te con quella
parte di te che senti come l’altro di te. Forse, la parte più conosciuta con la
meno conosciuta, la parte più amata con quella meno amata, la parte più
accettata con la meno accettata. Il nostro mondo interione si diversifica e si
mescola alternativamente. Apri ora gli occhi e guarda queste tre immagini che vengono
presentate.
Esse sono
opera della mano di un’artista. Scegli ora fra queste quella che senti essere
il tuo io e quella che senti essere il tuo altro e continua a farli respirare
fra loro con l’aiuto dell’universo alternando spontaneamente momenti ad occhi
aperti con momenti ad occhi chiusi.
Facciamo
ora un altro passaggio e proviamo a renderci disponibili all’incontro con
l’altro, l’altro veramente tale nelle sue accezioni esplicite e implicite.
L’altro che è seduto vicino a te, gli altri che sono in questa sala e gli altri
sconosciuti presenti nel mondo fino ai suoi più lontani confini. Chiudi gli
occhi e presta attenzione a questa tua respirazione. Comincia ad ascoltarti
respirare, a respirare e ad unire, confondere e distinguere il tuo respiro da
quello dell’altro, degli altri.
pausa di
attesa e poi ancora foto uno
Ora apri gli occhi. Vedrai le stesse figure di prima e devi
scegliere fra loro chi sei tu il vecchio o il nuovo tu di questa situazione, e
chi è l’altro, l’altro di questa nuova situazione. Non necessariamente tu devi
essere lo stesso che avevi scelto prima e anche l’altro può essere variato. Ora
ripeti il gioco di respirazione fatto prima, alternando spazi, ad occhi chiusi
e spazi ad occhi aperti, con un altro, altro, che si materializzi nelle
fantasie del nostro corpo e nelle immagini concrete e simboliche dei disegni.
Dilata sempre più il tuo respriro dentro e fuori dai confini del tempo e dello
spazio di questo nostro universo da infinire.
Pausa…
Ed ora
arriviamo al terzo e ultimo gioco, quello del respiro nostro in rapporto con il
respiro dell’universo.
Vi propongo ora un’immagine
di questo respiro dell’universo.
foto due

Lasciatevi ora prendere da
questa immagine che come vedete è presente sia in “negativo” che in “positivo”
con proposta di provare a scordarci quale potrebbe essere l’uno e quale l’altro
perché il buio può anche illuminare la
luce e viceversa, e la luce puo’ essere illuminata dal buio e viceversa.
Mi viene in
mente quel giorno nel quale ho iniziato inconsciamente il mio percorso di poeta
declamando la poesia: io sono l’arcobaleno della notte.
Chiudiamo
l’immagine, chiudiamo gli occhi e riprendiamo a prestare attenzione al nostro
respiro con l’universo.
Ora ti
propongo di aprire gli occhi e ritroverai
le tre figure nelle quali dovrai cercare, in modo nuovo o ripetitivo, te
stesso e l’universo.
riproporre
foto uno
Riprendi
ora a respirare in base alla proposta che ti viene dalla scelta fatta e ad
occhi chiusi.
Prova ora
a dare un colore al tuo respiro e a darne uno anche al respiro dell’universo.
Prova a farli giocare fra loro quando arriva l‘uno e parte l’altro. Prova ora
ad inserire una piccolissima pausa tra l’inspirazione e l’espirazione in modo
che i due respiri trovino il tempo e lo spazio per fare tra loro una capriola.
Ora continuate per qualche minuto questo gioco.
Adesso,
cogli un momento nel quale hai la sensazione che un attimo fuggente si incontri
con un frammento di eternità e datti lo stop.
A questo
punto vi potreste chiedere che cosa può significare quanto vi ho detto in
rapporto al tema dell’educazione e formazione alla gioia.
Questa
esperienza o un’esperienza analoga potrebbe proprio darci la chiave del
problema di una possibile complicità con l’universo come altro che ci
appartiene e al quale apparteniamo in vista di un gioco gioia che coinvolga
l’intero corpo persona nella gestione del nostro esistere con gli altri come
uomini, animali, cose, minerali, vegetali e tutto ciò che compone il mondo e
l’universo che ci circonda.
Faccio ora
alcuni esempi di comportamento del terapeuta come promotore di armonia.
Uno dei
punti cardini del rapporto con il cliente è infatti il restaurare una
comunicazione nella quale la parola non sia solo veicolo di concetti, di
definizioni, di chiarimenti più o meno tecnici, ma mezzo per avviare la messa
in essere di un rapporto che si possa basare su di una parola che si fa corpo e
su di un corpo che si fa parola, una parola perciò ricca di corporeità, di emozioni,
di sensazioni che stimoli non il mondo dei pensieri e dei concetti ma
particolarmente quello dell’istintualità e della capacità di fluire, per
deduzione, da ciò che già si conosce fino a giungere alle intuizioni di una sana gestione di ciò che ci propone la
dinamica caos-ordine.
Comincio a
fare qualche esempio.
I primi
approcci dovrebbero servire a porre le basi della realizzazione di un rapporto
di collaborazione nella messa in essere di un laboratorio, di un atelier nel
quale attuare insieme questa ricerca di un armonia possible. Accanto alla
parola gli strumenti di elezione che privilegio sono i sogni nei quali ci
rapportiamo con il mondo conscio e inconscio dell’io, dell'altro di noi che
vive in noi e fuori da noi, del conscio e inconscio degli altri come umanità e
anche con il mondo degli animali e delle cose. Nel sogno, ci piaccia o no,
siamo immersi nell’universo e l’universo ci intride.
Ho notato
che sempre meno questo universo, nella vita d’oggi, si esprime in sogni che
arrivano alla superficie del ricordo e della conoscenza. Solitamente perciò
abbino i sogni con l’uso del linguaggio fotografico. A portata di mano tengo
centinaia di foto d’arte scelte e ritagliate da riviste di fotografia e ne
metto a disposizione un certo numero con le quali il cliente possa interagire.
Decine e
forse centinaia possono essere le modalità di impiego. Comincio a invitare il
cliente a scegliere alcune foto che gli dicano qualcosa del suo io e del suo
altro. La modalità è semplice. Scelta la prima foto chiedo che la seconda e le
altre vengano messe o con la prima o
raccolte in un secondo plico senza cercarne un motivo più o meno logico.
Chiedo
poi, prima di un plico e poi dell’altro, quali sensazioni e quali emozioni
scatenano le singole foto e quale titolo di fantasia sentono che potrebbero far
nascere dentro.
Poi, dopo
che le hanno mescolate tutte insieme ad occhi chiusi chiedo che le stendano
sopra la scrivania e che ad occhi aperti si imprimano nella memoria le immagini
emergenti.
A questo
punto si può chiudere la seduta o si può intridere la schiena del cliente con
un massaggio che abbia una funzione di armonizzare i complementari e i contrari
che frullano nel suo corpo e nei suoi pensieri. Se emerge qualche parola
significativa la si puo’ scrivere sulla schiena del cliente all’inizio o alla
fine del contatto.
Questo
scolpire anche una semplice parola, rientra nel lavoro di massaggio che può
essere fatto anche nello studio di psicodramma e implicare parti del corpo o la
sua totalità.
Nel lavoro
con le fotografie e/o in questo lavoro di massaggio si può anche procedere alla
e-laborazione di un sogno già fatto o
anche farne nascere uno.
Si possono
inoltre elaborare i fatti della settimana o affrontare un tema specifico che
possa avviare un lavoro di armonizzazione del corpo persona. Alcuni temi
ricorrenti possono essere: il maschile e il femminile, l’io e l’altro, libertà
e dipendenza, dubbio e certezza, passato e futuro, pessimismo e ottimismo, ecc.
In genere
non uso lo stesso massaggio o un massaggio precodificato, ma lascio che le
mani, nell’ascolto del cliente parlino e dialoghino con i bisogni del cliente. Il massaggio puo’ esser fatto nel
silenzio più o meno totale, acompagnandolo con la parola o anche con sottofondo
musicale scelto in rapporto alla persona e all’argomento che viene trattato.
Pongo in
visione ora un’immagine che è sempre opera della persona che ha disegnato le
altre e la accompagno con una poesia che mi sembra adatta, anche perché forse è
proprio nata da questa immagine.
foto tre

NELL'ATELIER DELLO SCULTORE
- fruga la
notte ogni angolo della stanza
e un
raggio di luna paziente raccoglie frammenti
- ogni
granello trova il suo vicino / ogni scheggia la sua compagna
- intatto
sembra ricomposto il masso
- ma della
statua donata al sole / dentro è rimasta l'impronta
che la
luna sola conosce
L’aspetto
visivo molto importante dell’immagine che abbiamo davanti è che essa fa pensare
allo zampillo di una fontana nella quale le energie e la potenza del corpo si
creano e si ricreano creando e ricreando quella parte del corpo, la testa, che
tenta o è tentata, anche perché spesso sollecitata da noi, dagli altri, dalle
circostanze, ad assumere la gestione indiscussa e indiscutibile del corpo persona.
Vi
chiederete e mi chiederete nuovamente a questo punto dove nasce e come si
esprime la gioia, vi dirò che essa scaturisce come gioco , sia nel cliente che
nel terapeuta, nella vita e nei sogni, attraverso l’armonia dei sensi che come
aperture simboliche del corpo, associandosi a quelle fisiche vere e proprie,
in-ventano nuove armonie che nascono e rinascono come intuizioni che precorrono
e percorrono l’evolversi della vita, dal passato al futuro e dal futuro, ad un
presente pieno tutto da infinire.
Faccio a
questo punto ancora una piccola aggiunta. Questo lavoro lo realizzo anche con
vari tipi di setting fra i quali trova uno spazio meraviglioso quello
schiena-schiena nel quale tra il cliente e il terapeuta si realizza attraverso
la respirazione una unità duale di scambio di energie con e attraverso
l’universo.
Puo’
essere fatto usando due sedie oppure stesi sul materassino del massaggio.
Come
immagine d’addio vi offro questo nuovo disegno che mi sembra renda bene
l’immagine dell’uomo che partendo dal buio come luce e dalla luce come buio va,
giorno dopo giorno, alla scoperta della felicità possibile e impossibile, del
gioco, della gioia e della…serendipity


e in
chiusura offro questa mia poesia nella quale mi sembra che si possa “sentire”
un corpo persona che si fa universo e l’universo che si fa persona corpo.
Seguiranno:
ancora una poesia sul massaggio del caos e un altro disegno sempre della stessa
mano che ce ne offre l’immagine.
scorre la mia mano sulle tue morbide asperità
trepida si addentra nelle pieghe delle tue
rughe
fruga… i
misteri dei tuoi anfratti
attenta percorre i sentieri della tua mente
che non respira senza il sangue dei vulcani
senza il corpo dei tuoi sensi
ascolta le vibrazioni delle nostre vene
il battito della nostra armonia
mescola il
tuo vento al mio cauto respiro
le tue quiete e tempestose acque
alle mie gocce… di rugiada di sudore di pianto
- nebulosa
sospesa nel cielo
sguscio tra le stelle del firmamento
- pastore solitario mi aggiro tra greggi di nubi
int-ridendomi di colori
- rabdomante curioso seguo il brusio
delle tue acque profonde
che accarezza la mia anima
cullami nel tuo mare vagabondo
sazia la mia sete di infinito
non lasciarmi solo a riandare i tuoi sentieri
a
seguire… i pensieri del tuo cammino
MASSAGGIO DEL CAOS
La pelle risponde cantando,
un sottile sudore tradisce
l'emozione, inespressa,
di vivere al centro del mondo.
La musica di un vecchio motivo
mi fa rinascere crisalide
eterea ogni volta.
Lina Di Maio
natalina.dimaio@tin.it
APPENDICE
Premesso che la scelta dei temi sui quali effettuare
un lavoro con il linguaggio fotografico e/o
con il massaggio emerge dal continuo dialogo tra il terapeuta e
promotore dell’armonia corpo persona, da una parte, e il cliente, che sta
affrontando le sue problematiche o è alla ricerca di una nuova dimensione di
vita, dall’altra, elenco alcuni titoli di tematiche possibili:
- Far incontrare il nostro io con “l’altro” che vive
in noi, per sensibilizzarci alle diversità, alle reali o presunte
incompatibilità e complementarità, affinchè ci conducano verso un’armonia
possibile
- Lavorare sul maschile e il femminile che convivono
in noi aiutandoli ad armonizzarsi e a far scintille
- Essere al sole, nel sole e con il sole, complici
dell’universo
- Essere come le maree nella luna e con la luna,
dialogando con essa in senso cosmico
- Essere nello spazio sensibilizzandoci ad assumere
la nostra compartecipazione con l’aria, con il vento e con i temporali
- Essere nell’acqua, con l’acqua, contro l’acqua,
condividendo e compartecipandone aspetti negativi e positivi
- Essere terra, roccia, fossili, vulcani e magma e
partecipare alla loro presenza e ai loro influssi
- Essere “nebulosa” e stella del firmamento senza
renderci schiavi della nostra costellazione, né del bisogno di chiedere agli
altri il nostro futuro, ma disponibili a cogliere i segni dei tempi e le
premonizioni che ci offrono i sogni, le intuizioni e le nostre capacità
artistiche e creative
- Lavorare sui nostri piccoli o grandi totem animali
per rispolverare le nostre istintualità rimosse o dimenticate e sviluppare
nuove sensibilità
- Sensibilizzarci a dialogare positivamente con la
nostra storia che non è fatta solo di passato ma anche di presente e
soprattutto di futuro.
- Risentire e rivivere il corpo persona della nostra
infanzia non per sognare di ritornare bambini, ma per scoprire e in-ventare un
nostra adultità capace di stupore, di meraviglia, en-tusiasmo, gioco e gioia
- Apprendere a inserire tra il footing e il jogging
l’allenamento al gioco più bello della vita, quello di sentirla e di viverla
come paesaggio dei sensi conosciuti e di quelli da in-ventare con in-canto
- Respirare con l’universo che respira con noi,
folate di gioco e gioia.
- Andare come un surfista sulla terra e il mare del
nostro corpo persona, volando sulle sue onde
- Le emozioni non hanno voce
- Almeno tu nell’universo… meglio se con me
- Sperimentare il meraviglioso gioco di interpretare
la propria vita come uno spazio di tempo e di luogo che infinisce sia nel
passato che nel futuro
Scoprire che ciò che rende interessante la vita è
in-ventare la libertà del gioco, anche se questo può significare svelare il
mistero che è il gioco di una sana gestione della dipendenza che domina quello
della libertà
- Provare il massaggio dell’armonia del silenzio per
scoprire qual’è la vera armonia della quale abbiamo bisogno.
A questo proposito ricordo che scegliere un
sottofondo musicale è di grande aiuto in questo lavoro, anche se non sempre
Una esperienza meravigliosa che ho fatta
con due mamme in attesa, è stata quella di proporre ed effettuare un
trattamento di massaggio volto a sensibilizzare il loro dialogo con il
nascituro in rapporto alla convivenza dei due universi. Dedicarsi a far
emergere e rendere ricco di presente e futuro il mistero di questa convivenza,
in un solo corpo persona, di due esseri appartenenti a due diverse generazioni
e destinati a separarsi al momento della nascita.
Altro aspetto
importante è stato l’andare alla scoperta del mistero di quale significato
possa avere il fatto che la madre in un certo periodo della gravidanza è
contenitore di un fenomeno qual è quello della formazione delle cellule
staminali, cellule indifferenziate, ma deputate a trasformarsi nel corpo del
nascituro in cellule capaci di assumere in esso le funzioni necessarie più
disparate.
L’effetto più
evidente è stato quello che, le persone interessate, che per ora sono state
solamente due, hanno vissuto con il
massimo entusiasmo questa azione che veniva loro proposta: creare e ri-creare
se stesse in funzione della creazione del bimbo. L’altro aspetto importante era metterle con il massaggio in
condizione di fruire dell’effetto che a loro poteva derivare dal fatto che questo piccolo essere stava affrontando
nel suo stesso universo corporeo e in quello della madre il processo
cosmico di esserci per manifestarsi al
mondo.
Mi
sento perciò disponibile ad affiancare la preparazione al parto con questo tipo
di intervento, come pure, a fare
trainings di formazione a coloro che ne fossero interessati.
Chiudo questo
discorso chiedendo scambi di vedute con persone che stanno facendo esperienze,
simili alla mia, anche del tipo di quelle presentate nella prima parte di
questa relazione. Come pure comunico che mi metto a disposizione di
psicoterapeuti e promotori dell’armonia interessati a sperimentare, mettere in
atto e sviluppare aspetti tecnici ed esistenziali di quanto ho espresso.
Obiettivo di
questo tipo di lavoro: Mettere in
essere un corpo persona che contemperi
le vibrazioni della canna di bambù che vive, come il bambino, spontanea sulle
rive dello stagno della vita, con il flauto dell’adulto che cercando e
inventando di senso in senso le armonie delle sue aperture e pulsioni, suona e
risuona , con se stesso, con gli altri, e con l’universo.
Terenzio Formenti nasce
a Bagolino (BS) il 26 Marzo del 1923 dal padre Angelo, farmacista del paese, e
dal grembo di sua madre Gemma Sbarberi, con la collaborazione della cisterna
della chiesa di San Gervasio e del suo eremita. A quei tempi, si narrava
infatti ai bambini, che prima di nascere erano stati custoditi nella cisterna della
chiesa, e che i genitori li avevano dovuti chiedere all’eremita che viveva
lassù. A tre anni scende a Brescia con la famiglia continuando a frequentare il
paese durante le vacanze estive. Completati gli studi classici, si laurea in
farmacia e lavora a Brescia nella farmacia paterna. Nel frattempo l’universo
gli regala in sogno il volto di sua moglie Marisa che sposa nel 1949. Nel 1972
lascia la professione di farmacista per diventare psicologo e psicoterapeuta e
costituire a Brescia il Centro Persona Coppia Gruppi nel quale lavora tutt’ora
con una sua nuova forma di terapia e di
promozione dell’armonia del corpo persona, che pratica attraverso l’uso della
parola, del linguaggio fotografico e di una particolare modalità di massaggio
corporeo, frutto di una formazione realizzata durante gli ultimi trent’anni.
Nel 1986, l’universo gli fa dono della poesia e nella sera del 14 Agosto, ne
declama, improvvisando, la prima creazione, dal titolo “Io sono l’arcobaleno
della notte”. Da allora ha continuato a
scrivere poesie e inoltre nel 1995 ha cominciato a comporre gocce di
rugiada-felicità, le prime delle quali nate anch’esse dal sonno e dai sogni. Da
quell’epoca ogni giorno, raccogliendole anche da altri poeti e vari autori, ne
invia una nel mondo, via Internet, tradotta in varie lingue. A
tutt’oggi le gocce giunte a destinazione sono oltre 2200 e si possono
anche leggere al sito www.groups.yahoo.com/group/dewdrop
Alcuni anni fa ha intrapreso, per ricordare la
figura dell’amico Editore Enzo Bruno, che ci aveva lasciati dopo una grave
malattia, un'iniziativa come psicoterapeuta-poeta, con un intervento, in
italiano, spagnolo, inglese, francese e tedesco su Internet dal titolo
"Narrazione catartica", nel quale egli propone, attraverso lo scambio
di poesie, fiabe, riti, miti, racconti, canzoni e sogni, una comunicazione che
cerchi e trovi nel simbolico fonte di arricchimento, realizzazione e scoperta
dell'armonia, gioia e serenità possibile.
Per chi fosse interessato ad approfondire la
conoscenza dell’autore, la sua autobiografia “La leggenda di un rabdomante” e
più di 45 suoi libri, in italiano e altre lingue, sono a disposizione per la
lettura e per il trasferimento gratuito sul proprio computer presso il sito
della “Logos”di Modena:
http://www.wordtheque.com/owa-wt/wordtheque_dba.w6_home_author.home?code_author=4667&lang=IT
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Terenzio
Formenti : Via Ragazzoni 17- 25123 Brescia Italia
Tel e fax 030.3365511 - e-maiI: terenziofo@virgilio.it
www.terenzioformenti.com
http://digilander.libero.it/giannvag/poesie/default.html
http://digilander.libero.it/linosanet/terenzio.html
www.bagolinoweb.it
‘Gocce di rugiada, giorno dopo giorno’
http://groups.yahoo.com/group/dewdrop
- CDROM e Audio in varie lingue,
- Audiocassetta in italiano di poesie lette dall’autore
E’ autore dei libri "Poesie nate d'estate", ‘Aquiloni’,
‘Poesie portate dal vento’, ‘Frammenti’, ‘Foglie sparse’
‘Gocce di rugiada’, ‘Bagolino: la ballata dell’infinito’,
’Punti Bianchi’, ‘Lo sguardo di Brescia’, ‘Transparenze’
‘1000 Gocce di rugiada per il terzo millennio’ in 10 lingue
‘2000 Gocce di rugiada per il terzo millennio’,
‘Amore in
poesie’, ‘Ac-carezzare la felicità’, ‘La metafora’
‘Autobiografia: La leggenda di un rabdomante’
‘Le 82 gocce di rugiada e serendipity del poeta clown’
- Libri tradotti in lingue estere: ‘Hojas llevadas por el viento’,
’Cometas’,‘Folhas dispersas’, ’Poems brought by the wind’,
‘Feuilles dans le vent’, ’Papierdrachen’.
‘Bagolino: die Talebene des Unendlichen’
A TERENZIO FORMENTI
Piccolo, calmo,
dietro la tua bianca barba
si nasconde un bambino,
curioso,
sedentario e giramondo
che gioca con le stelle
e i colori,
vola per le città
e tra betulle riposa.
Sognati fiumi
intridono dei tuoi mattini il
sonno
e giochi
a inseguir sogni
rubandone colorati petali
loro inventando parole
e drammi e poesie.
Alchimista,
del futuro inventore,
vai per il mondo
regalando libri
di poesie-fiori;
poetando
coppie che nella nebbia
l'anima si bevono,
un arcobaleno nella notte,
o treni
che in perdute steppe
sognano lontani.
Juan Baladán Gadea