I sentieri di un rabdomante
Percorso N°. 4

GIARDINO NUTRITO DAL VENTO

Il mio giardino da alcuni anni può essere definito "un giardino nutrito
dal vento". Da quando me ne interesso io, ho delegato il vento ad
effettuare le inseminazioni,  a creare gli equilibri e gli squilibri e a
gestire le lotte di potere che si scatenano all'interno di esso tra le
piante e i fiori che vi abitano. Io provvedo a far tagliare l'erba e a dare
acqua quando essa necessita. Sono un essere che guarda, anzi, direi
quasi che tocca le cose con gli occhi. Da tempo, e precisamente da
quando ho avuto disturbi alla vista, non solo vedo, ma guardo
intensamente e le cose sembrano provare piacere ad essere
guardate e ringraziano, come se avessero desiderato e si fossero
aspettate il mio sguardo. Lo sguardo è un grande rivelatore degli
oggetti ed essi, svelati, aiutano chi li guarda ad essere felice nel loro
mondo.
   Il mio giardino non é solo quello che sta entro il mio muro di cinta ma
è anche quello della casa accanto che si estende a livello delle
finestre del primo piano nel quale io abito. E' in questo spazio
collaterale che cresce una meravigliosa betulla che mi ha suggerito di
eleggere questa pianta a simbolo della donna amata. Già nel mio
primo libro è così nata questa poesia. Essa dice:

BIANCA BETULLA

bosco di betulle

coltre distesa come per magia su una pianura sconfinata
 macchia bianca incastonata a mezza costa
      in un mare verde di pini e larici
cespo di frati salmodianti che pregano assorti
 betulla solitaria che infrangi la linearità del colle
bisbigli di fate    bisbigli di foglie     mosse dal vento

renna bianca del nord

In questa poesia ci sono i vari aspetti della betulla: le immense
distese dei boschi della Lapponia, la betulla isolata intorno alla quale
si stringono i pini e i larici, come per proteggerla, il cespo di betulle
riunite in crocchio, "la solitaria", che crescendo ha modificato il
panorama del mondo. Questa, forse, è Marisa, "renna bianca del
nord".
   Passo ora ad un'altra pianta che è apparsa come per incanto in uno
spazio libero accanto ad un cedro del libano. Non conosco il suo
nome, ma quando è primavera e le gemme si aprono:

svegliata da un lungo pesante letargo
esplode nel sole la piccola pianta del mio giardino

un volo    di verdi    tenere    libellule

s'alza morbido...     e si perde nel cielo

  Un giorno le ho scritto la sua prima poesia. Era autunno e con lei ho
scoperto che quando cadono le foglie esse si posano in base alla
direzione del vento che soffia in quel giorno.
 
    Ma passiamo alla poesia:
 
OMBRE CREATE DAL VENTO D'AUTUNNO

una pianta     sta perdendo     il suo manto

le foglie     cadute      giacciono      gialle     ai suoi piedi

il vento    le ha creato     la sua ombra      di luce
 

e questo manto che cade e che diventa ombra di luce si sposta ogni
giorno con lo spirare del vento.
   Sono tante le sorprese che un giardino di questo tipo può donare.
Talvolta mi alzo al mattino e mi accorgo che una verde pelurie ha
ricoperto le parti glabre del prato e si estende anche sotto i pini. E'
come se il vento, giardiniere furtivo della notte, sparsa  l'avesse;
stupita l'erba ci guarda , ma mi piacerebbe sentir passare e bisbigliare
nel vento della notte i piccoli semi che l'hanno fatta nascere.
   Nell'inverno accade che gocce di brina, che splendono al sole sopra
la stessa pianta della quale ho parlato or ora, attirino il mio sguardo.

GOCCE COME GEMME

la mia piccola pianta      dorme ancora      nel giardino silente

gocce     come gemme     ornano     iridescenti     i suoi  esili rami

il verde tenero dei germogli
sverna ancora      sulle bianche      spiagge      dei tropici
 
Ma poi la primavera era esplosa nel giardino, e la piccola pianta non si
era destata. Nacque così una seconda poesia:

PRIMAVERA NON NATA

la mia piccola pianta     più non dorme      nel giardino silente

le gocce iridescenti     non erano gemme     ma lacrime

lacrime per una primavera     che per lei     non nascerà

Fortunatamente per lei e per me la primavera era solo in ritardo o lei
stava facendo un sogno troppo bello per poterlo interrompere. Ho
goduto dell'avvenimento, non è nata una terza poesia, ma è una pianta
quella, che io guardo intensamente e con sensazioni particolari
   E' bello e talvolta drammatico assistere alle lotte di potere tra l'edera
e le viole, tra l'erba parietaria ed altre erbe meno selvagge, vedere a
primavera fiorire la cicoria e all'inizio dell'estate vedere il prato pieno di
pappi che si librano nell'aria come trasparenti poesie portate dal
vento. In una di quelle notti ho fatto un sogno.

UN PAPPO DI TARASSACO

un'erta strada di montagna

un pappo volteggia felice davanti ai miei occhi

un balzo    e io...    mi accoccolo      nella sua corolla
piccolo     come un granello di senapa
 

notte e giorno volo      nel cielo...       felice

   Ma la betulla del vicino colpisce ancora... il mio sguardo.
Le stagioni si alternano e arriva l'autunno:

CORPO DI BIANCA BETULLA

bianca betulla

il vento d'autunno dirada le tue foglie gialle
trasparenti di sole

i tuoi rami     il tuo tronco     il tuo intero corpo
si offrono ormai      al gelido inverno

   Questa volta è primavera e la mia anima  innamorata ritorna alla
bianca betulla. Forse ogni pianta ama la terra dalla quale proviene, e
vorrebbe tornarvi.

ANIMA DI BIANCA BETULLA

si copre di germogli a primavera la bianca betulla

esplodono tenere foglie alla tepida brezza

e man mano l'estate s'avvicina       di verde intenso ti ammanti

forse...     al nostro sole ti neghi
per goderti la tua anima bianca nata per l'inverno
il ghiaccio    la neve      e il vento del nord
che t'accarezza cullandoti tra le sue braccia

   Può avvenire che io mi accorga che il vento, immane gigante buono,
sta accarezzando le cime delle piante, oppure lo vedo come una
mano che dolcemente scosta i fili d'erba del prato. Ma un giorno si è
tramutato in "immane gigante crudele"...

IL CEDRO DEL MIO GIARDINO

questa notte il vento      immane gigante crudele
ha divelto la cima del cedro     con me     adolescente

acrobata un boscaiolo
monumento ne ha fatto alla natura crudele

un ramo      verde      è rimasto

per chi solitario     vi costruirà     il suo nido

Era una notte d'estate e un uragano si é avventato sulla città e ha
divelto la cima del mio cedro del libano, e questa enorme massa di
legna e aghi ha scavalcato la ringhiera ed ha raggiunto e spiaccicato
sulla strada la macchina di mia figlia. Questo cedro non era giunto
portato dal vento, ma era stato acquistato da me e fatto piantare
quando avevo quattordici anni. Io sono rimasto nel tempo quasi
uguale come altezza, ma lui aveva raggiunto i quattordici metri.
Comunque ho dovuto prendere atto di quanto era accaduto, non mi
sono perso d'animo e, dopo aver fatto sgombrare la strada, ho
chiamato un boscaiolo acrobata e, dandogli indicazioni dal basso, ne
ho fatto, a mio modo, un "monumento alla natura crudele". E' diventato
un cactus del deserto della California che protende le sue
scheletriche braccia verso il cielo mentre un grande pennacchio verde
domina ancora dall'alto il giardino.

   Ma torna l'inverno:

BETULLA D'INVERNO

stretta nella bianca scorza

da un coltre di neve avvolta      dorme la mia betulla

sogna      la primavera del Nord

fiori      bianche volpi      e uomini

nascono dal bianco manto

   Dietro alla mia casa c'é un immenso parco, nel quale il vento
raccoglie semi a piene mani e li porta nel mio giardino. Ma non solo il
vento nutre la mia terra, ma anche l'acqua che, seguendo l'inclinazione
del terreno, porta sempre gradite novità nell'angolo di sudovest. In
questo spazio, che nutre la mia anima curiosa, sono nati
spontaneamente due pinetti, una pianta dalle foglie rosse non meglio
identificata e una :

MIMOSA PUDICA

in un angolo remoto del giardino
da occhi indiscreti lontana

furtiva é nata     una mimosa pudica
portata forse     dal vento della notte

a sera

le foglie stanche      chiude     come occhi
 

veglia      la notte      sul suo sonno

e Venere nascente      dai sogni      la risveglia

talvolta...     nel buio m' avvicino

vorrei vegliarla      e sogno       accanto a lei

Questa pianta, con le sue trasformazioni a tempi lunghi e a tempi
brevi, é diventata un bel gioco per me. Quando era piccola aveva rami
che ne ricoprivano tutto il tronco, ora solo la chioma è rimasta folta.
Quando il sole sale alto nel cielo essa socchiude le palpebre delle
sue foglie e quando é notte le chiude totalmente.
   Ma ora si è fatto tardi anche per me, auguro buona notte anche a voi
che mi avete seguito
fino ad ora e vi offro, in ricordo di questo nostro incontro, il mio
giardino addormentato.

GIARDINO DI NOTTE

l'erba del mio prato      dorme nella notte

occhietti di luce      lucciole addormentate
piccole gocce di rugiada
vegliano...   il sonno dei mortali
 

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