GIARDINO NUTRITO DAL VENTO
Il mio giardino da alcuni anni può essere definito
"un giardino nutrito
dal vento". Da quando me ne interesso io, ho delegato
il vento ad
effettuare le inseminazioni, a creare gli equilibri
e gli squilibri e a
gestire le lotte di potere che si scatenano all'interno
di esso tra le
piante e i fiori che vi abitano. Io provvedo a far tagliare
l'erba e a dare
acqua quando essa necessita. Sono un essere che guarda,
anzi, direi
quasi che tocca le cose con gli occhi. Da tempo, e precisamente
da
quando ho avuto disturbi alla vista, non solo vedo, ma
guardo
intensamente e le cose sembrano provare piacere ad essere
guardate e ringraziano, come se avessero desiderato e
si fossero
aspettate il mio sguardo. Lo sguardo è un grande
rivelatore degli
oggetti ed essi, svelati, aiutano chi li guarda ad essere
felice nel loro
mondo.
Il mio giardino non é solo quello
che sta entro il mio muro di cinta ma
è anche quello della casa accanto che si estende
a livello delle
finestre del primo piano nel quale io abito. E' in questo
spazio
collaterale che cresce una meravigliosa betulla che mi
ha suggerito di
eleggere questa pianta a simbolo della donna amata. Già
nel mio
primo libro è così nata questa poesia.
Essa dice:
BIANCA BETULLA
bosco di betulle
coltre distesa come per magia su una pianura sconfinata
macchia bianca incastonata a mezza costa
in un mare verde di pini
e larici
cespo di frati salmodianti che pregano assorti
betulla solitaria che infrangi la linearità
del colle
bisbigli di fate bisbigli di foglie
mosse dal vento
renna bianca del nord
In questa poesia ci sono i vari aspetti della betulla:
le immense
distese dei boschi della Lapponia, la betulla isolata
intorno alla quale
si stringono i pini e i larici, come per proteggerla,
il cespo di betulle
riunite in crocchio, "la solitaria", che crescendo ha
modificato il
panorama del mondo. Questa, forse, è Marisa, "renna
bianca del
nord".
Passo ora ad un'altra pianta che è
apparsa come per incanto in uno
spazio libero accanto ad un cedro del libano. Non conosco
il suo
nome, ma quando è primavera e le gemme si aprono:
svegliata da un lungo pesante letargo
esplode nel sole la piccola pianta del mio giardino
un volo di verdi tenere libellule
s'alza morbido... e si perde nel cielo
Un giorno le ho scritto la sua prima poesia. Era
autunno e con lei ho
scoperto che quando cadono le foglie esse si posano in
base alla
direzione del vento che soffia in quel giorno.
Ma passiamo alla poesia:
OMBRE CREATE DAL VENTO D'AUTUNNO
una pianta sta perdendo il suo manto
le foglie cadute giacciono gialle ai suoi piedi
il vento le ha creato
la sua ombra di luce
e questo manto che cade e che diventa ombra di luce si
sposta ogni
giorno con lo spirare del vento.
Sono tante le sorprese che un giardino di
questo tipo può donare.
Talvolta mi alzo al mattino e mi accorgo che una verde
pelurie ha
ricoperto le parti glabre del prato e si estende anche
sotto i pini. E'
come se il vento, giardiniere furtivo della notte, sparsa
l'avesse;
stupita l'erba ci guarda , ma mi piacerebbe sentir passare
e bisbigliare
nel vento della notte i piccoli semi che l'hanno fatta
nascere.
Nell'inverno accade che gocce di brina,
che splendono al sole sopra
la stessa pianta della quale ho parlato or ora, attirino
il mio sguardo.
GOCCE COME GEMME
la mia piccola pianta dorme ancora nel giardino silente
gocce come gemme ornano iridescenti i suoi esili rami
il verde tenero dei germogli
sverna ancora sulle bianche
spiagge dei tropici
Ma poi la primavera era esplosa nel giardino, e la piccola
pianta non si
era destata. Nacque così una seconda poesia:
PRIMAVERA NON NATA
la mia piccola pianta più non dorme nel giardino silente
le gocce iridescenti non erano gemme ma lacrime
lacrime per una primavera che per lei non nascerà
Fortunatamente per lei e per me la primavera era solo
in ritardo o lei
stava facendo un sogno troppo bello per poterlo interrompere.
Ho
goduto dell'avvenimento, non è nata una terza
poesia, ma è una pianta
quella, che io guardo intensamente e con sensazioni particolari
E' bello e talvolta drammatico assistere
alle lotte di potere tra l'edera
e le viole, tra l'erba parietaria ed altre erbe meno
selvagge, vedere a
primavera fiorire la cicoria e all'inizio dell'estate
vedere il prato pieno di
pappi che si librano nell'aria come trasparenti poesie
portate dal
vento. In una di quelle notti ho fatto un sogno.
UN PAPPO DI TARASSACO
un'erta strada di montagna
un pappo volteggia felice davanti ai miei occhi
un balzo e io... mi
accoccolo nella sua corolla
piccolo come un granello di senapa
notte e giorno volo nel cielo... felice
Ma la betulla del vicino colpisce ancora...
il mio sguardo.
Le stagioni si alternano e arriva l'autunno:
CORPO DI BIANCA BETULLA
bianca betulla
il vento d'autunno dirada le tue foglie gialle
trasparenti di sole
i tuoi rami il tuo tronco
il tuo intero corpo
si offrono ormai al gelido
inverno
Questa volta è primavera e la mia
anima innamorata ritorna alla
bianca betulla. Forse ogni pianta ama la terra dalla
quale proviene, e
vorrebbe tornarvi.
ANIMA DI BIANCA BETULLA
si copre di germogli a primavera la bianca betulla
esplodono tenere foglie alla tepida brezza
e man mano l'estate s'avvicina di verde intenso ti ammanti
forse... al nostro sole ti neghi
per goderti la tua anima bianca nata per l'inverno
il ghiaccio la neve
e il vento del nord
che t'accarezza cullandoti tra le sue braccia
Può avvenire che io mi accorga che
il vento, immane gigante buono,
sta accarezzando le cime delle piante, oppure lo vedo
come una
mano che dolcemente scosta i fili d'erba del prato. Ma
un giorno si è
tramutato in "immane gigante crudele"...
IL CEDRO DEL MIO GIARDINO
questa notte il vento immane
gigante crudele
ha divelto la cima del cedro
con me adolescente
acrobata un boscaiolo
monumento ne ha fatto alla natura crudele
un ramo verde è rimasto
per chi solitario vi costruirà il suo nido
Era una notte d'estate e un uragano si é avventato
sulla città e ha
divelto la cima del mio cedro del libano, e questa enorme
massa di
legna e aghi ha scavalcato la ringhiera ed ha raggiunto
e spiaccicato
sulla strada la macchina di mia figlia. Questo cedro
non era giunto
portato dal vento, ma era stato acquistato da me e fatto
piantare
quando avevo quattordici anni. Io sono rimasto nel tempo
quasi
uguale come altezza, ma lui aveva raggiunto i quattordici
metri.
Comunque ho dovuto prendere atto di quanto era accaduto,
non mi
sono perso d'animo e, dopo aver fatto sgombrare la strada,
ho
chiamato un boscaiolo acrobata e, dandogli indicazioni
dal basso, ne
ho fatto, a mio modo, un "monumento alla natura crudele".
E' diventato
un cactus del deserto della California che protende le
sue
scheletriche braccia verso il cielo mentre un grande
pennacchio verde
domina ancora dall'alto il giardino.
Ma torna l'inverno:
BETULLA D'INVERNO
stretta nella bianca scorza
da un coltre di neve avvolta dorme la mia betulla
sogna la primavera del Nord
fiori bianche volpi e uomini
nascono dal bianco manto
Dietro alla mia casa c'é un immenso
parco, nel quale il vento
raccoglie semi a piene mani e li porta nel mio giardino.
Ma non solo il
vento nutre la mia terra, ma anche l'acqua che, seguendo
l'inclinazione
del terreno, porta sempre gradite novità nell'angolo
di sudovest. In
questo spazio, che nutre la mia anima curiosa, sono nati
spontaneamente due pinetti, una pianta dalle foglie rosse
non meglio
identificata e una :
MIMOSA PUDICA
in un angolo remoto del giardino
da occhi indiscreti lontana
furtiva é nata una mimosa
pudica
portata forse dal vento della
notte
a sera
le foglie stanche chiude
come occhi
veglia la notte sul suo sonno
e Venere nascente dai sogni la risveglia
talvolta... nel buio m' avvicino
vorrei vegliarla e sogno accanto a lei
Questa pianta, con le sue trasformazioni a tempi lunghi
e a tempi
brevi, é diventata un bel gioco per me. Quando
era piccola aveva rami
che ne ricoprivano tutto il tronco, ora solo la chioma
è rimasta folta.
Quando il sole sale alto nel cielo essa socchiude le
palpebre delle
sue foglie e quando é notte le chiude totalmente.
Ma ora si è fatto tardi anche per
me, auguro buona notte anche a voi
che mi avete seguito
fino ad ora e vi offro, in ricordo di questo nostro incontro,
il mio
giardino addormentato.
GIARDINO DI NOTTE
l'erba del mio prato dorme nella notte
occhietti di luce lucciole
addormentate
piccole gocce di rugiada
vegliano... il sonno dei mortali