" MI FARO' UNA CASA NEL VENTO "
Parto da questo titolo di una mia poesia per parlare di
un argomento
che mi appassiona: qual'è il mio senso della casa
visto attraverso le
mie poesie. L'idea mi è nata leggendo il libro
di Gaston Bachelard che
parla della "Poetica dello spazio". In esso c'è
un capitolo specifico
sulla casa. Alcuni concetti colti qua e la hanno
stimolato questa mia
curiosità. Faccio alcuni riferimenti. La
casa fornisce un riparo e uno
stimolo al proprio bisogno di sognare. Essa protegge
il sognatore, gli
permette di sognare in pace. Chiuso nella sua solitudine,
l'essere, in
preda a passione, prepara le sue esplosioni o i suoi
exploit.
Nella casa l'inconscio è alloggiato bene. Esso
è alloggiato nello
spazio della sua felicità. La casa che più
spesso appare nei sogni
della notte è la casa originaria, potremmo dedurre
che la casa
originaria è per i sogni non solo tecnicamente
la prima, ma anche
quella " definitiva ". Essa deve conservare la sua penombra,
ed è da
questa penombra che nasce tutto ciò che ad essa
si riferisce.
Potremmo dedurne anche che la casa è qualcosa
fuori dal tempo, che
ha particolarmente molto a che fare con l'intimità
e pertanto con la
poesia che più delle altre forme letterarie la
esprime.
Bachelard ad un certo punto del suo libro riporta
anche alcuni testi di
René Cazelles: "Quando cesserò di cercare
l'introvabile casa in cui
respira il fior di lava, in cui nascono le tempeste,
l'estenuante
felicità?... La mia casa la vorrei simile
a quella del vento marino, tutta
palpitante di gabbiani..." In tal modo una immensa casa
cosmica si
trova in potenza in ogni sogno di casa. Da ogni suo angolo
si irradiano
i venti, dalle sue finestre volano via i gabbiani. E'
così che il poeta
porta l'universo ad abitare nella sua casa e la sua casa
ad abitare
nell'universo.
Riporto ora la poesia che è nata da un verso di
una canzone di Bob
Dylan e che ho usato anche come titolo di questo articolo.
Essa dice:
mi farò una casa nel vento
giocherò con le nubi
mi poserò sul vecchio baobab
mi confonderò con la sabbia del
deserto fischierò
tra le rocce canzoni d'amore
e... finalmente
stanco adagiato sulle onde
mi lascerò cullare dolcemente.
E' questa poesia infatti che, collegata con quanto letto
nel libro, ha
fatto scattare la molla che mi ha portato a frugare nella
mia vita e nelle
mie poesie.
A questo punto mi sembra sicuramente utile un po' di
storia sulle case
da me abitate nel corso della mia vita.
Sono nato a Bagolino, un paese di montagna a 700 m. d'altezza
in una
casa " dal piccolo poggiolo " e qui ho vissuto i primi
due anni della mia
vita. La casa, costruita all'orlo inferiore del paese,
si protende, sola e
senza ostacoli , sulla valle. In una mia recente poesia
così la presento:
sotto la gronda dell'ultima casa
protesa sulla valle
sta il mio rifugio... piccola stanza
nido di rondini
tornate alla culla del primo pigolare.
A tre anni scendo a Brescia e vado ad abitare in una casa
del centro
chiusa in mezzo ad altre case, con un cortile piccolo
e buio cintato da
alte muraglie. Il ricordo di questa casa è un
passero da nido che
muore soffocato perchè si è infilato nello
scarico della piccola
fontanella che c'era nel cortile. A otto anni trasloco
in una casetta, a
Porta Venezia, che ha, fra le altre, una finestrella,
chiusa da una
inferriata, che da su un grande parco privato. Aggrappato
alle sbarre di
questa finestrella, credo di aver passato parecchio tempo,
a scrutare,
fantasticare e sognare, ad occhi chiusi e aperti, i misteri
di questo
immenso giardino, fatto di tenebre, ombre, e sole.
Verso i miei quattordici anni, costruiamo una casa in
un appezzamento
di terreno che si trova dal lato opposto del parco. Sul
retro della casa
c'è un piccolo prato e un muro alto tre metri
ci divide da questo
immenso giardino popolato da alberi secolari che dominano
dall'alto il
panorama della pianura fino alla catena appenninica.
Una pianta di
pino, che vive accanto al muro, lo supera con i suoi
rami e diventa il
luogo dei miei sogni. Su questa pianta, ad una altezza
di sette od otto
metri dal suolo, costruisco una minuscola casettina in
legno,
teoricamente non per me, ma per gli uccelletti, i ghiri
e gli scoiattoli.
Qualche ricordino che trovo di tanto in tanto mi da la
conferma che
qualcosa di misterioso è avvenuto sulla pianta,
durante la mia
assenza. Quando sono appollaiato sui rami, qualche uccellino
viene a
farmi visita e si sofferma a guardarmi con prudente curiosità.
E' facile
che avvenga qualche sommesso scambio di versi, non solo
poetici,
tra me e questi simpatici visitatori. Da questa pianta,
osservatorio,
bivacco e punto di partenza, inizio, di tanto in tanto,
le mie scorribande
segrete nel parco. E' in questo periodo che organizzo
l'acquisto di un
cedro del Libano da piantare nel giardino davanti a casa.
Anche lui
avrà la sua storia e a suo tempo la sua poesia.
A venticinque anni mi sposo e lascio la casa paterna
per tornarvi,
dopo sei traslochi e con qualche figlio in più,
quando la pace eterna ha
steso il suo manto su di essa. Cominciamo ora ad andare
pazientemente in cerca di poesie che parlino della casa
o che
facciano pensare ad essa. Blanchard direbbe: "Una simile
casa è una
sorta di casa leggera che si sposta al soffiare del tempo
ed è
veramente aperta al vento di un altro tempo".
Provo ad usare un criterio storico cercando di incontrare
le poesie
man mano nascono. La prima che mi sembra parli di casa
si intitola
''l'uccellino e il vento del Nord'' e risale al 1986,
l'anno nel quale ho
cominciato a scrivere poesie. La prima di esse era nata
come
declamazione spontanea il 14 Agosto di quell'anno. Al
22 Settembre
ero finito in ospedale per una brutta peritonite e, a
operazione e
degenza superate, dopo alcuni giorni che ero tornato
a casa, la penna
mi regala questa poesia quasi filastrocca che al momento
della
stesura non so proprio da dove nasca e perchè.
Essa dice:
sono un uccellino dal becco spalancato
vivo di vento il vento del Nord
mi nutre di odori di muschi e licheni
di fiabe di boschi di gnomi
e folletti
di buio di notti che incombono
sempre
di color di tramonti che non
muoiono mai
vento soffia più forte
che io possa venire da te
e scoprire il tuo nido.
Mi sembra che in questi versi io sia l'uccellino
da nido, rinato dopo la
peritonite, che cerca alimento, vita e poesia e che cerca
la sua casa,
che è anche quella del vento e della poesia.
Passiamo ora alla seconda poesia, essa si intitola ''La
cisterna di San
Gervasio''.
A Bagolino, davanti al paese si innalza una montagna
e ad una certa
altezza si vede una piccola chiesetta dedicata a San
Gervasio.
Accanto a questa chiesetta viveva un eremita che aveva
la funzione di
verificare che il paese non andasse a fuoco. La chiesetta
aveva una
campanella i cui rintocchi avrebbero significato allarme
incendio. Ogni
sabato egli scendeva in paese a raccogliere l'obolo dei
paesani.
Accanto a questa chiesetta, nella casa dell'eremita,
c'era una cisterna.
A Bagolino era consuetudine raccontare ai bambini che
essi, prima di
venire al mondo erano alloggiati nella cisterna della
chiesa di San
Gervasio e che la i genitori li andavano a prendere dall'eremita.
Su questa cisterna un giorno nasce questa poesia:
nella grande cisterna un piccolo
essere nuotava tranquillo
in un giorno di sole a botola aperta
i suoi occhi spaziarono sulla valle
grandi prati boschi a perdita
d'occhio cime innevate di fresco un
paese una casa
un piccolo poggiolo
un desiderio d'amore realizzò
il mio sogno
e io mi trovai nel grembo di
mia madre
in una casa dal piccolo poggiolo.
Mi potrei domandare a questo punto quale possa essere
la casa
originaria: la cisterna, il grembo di mia madre o la
casa dal piccolo
poggiolo? O la mia casa è forse il mondo. Nell'anno
successivo, il
1987, una poesia me lo potrebbe far pensare. Essa si
intitola '' Il
vagabondo " e dice:
acqua e vento negli occhi
sole nell'anima
giro il mondo cercando
me stesso
l'altro... l'altra... mi
sorridono agli angoli
delle strade.
Sempre nello stesso anno nasce la poesia che ho citato
all'inizio
dell'articolo: ''Mi farò una casa nel vento''.
In questa poesia c'è tutto
l'universo che si esprime e nel quale mi confondo. E'
forse questa la
mia casa, assaporata guardando il parco dall'alto del
mio pino? Una
casa nel vento, le nubi con cui giocare, un vecchio baobab
da
sostituire al pino, la sabbia del deserto nella quale
e con la quale
confondersi, le rocce fra le quali essere vento e fischiare
canzoni
d'amore e infine le onde dell'oceano dalle quali lasciarmi
cullare,
"ninna nanna d'amore ".
Un giorno, leggendo poesie, incontro Paul Eluard e da
lui mi faccio
prestare un verso per fare una poesia da dedicare a Marisa,
la donna
amata.
L'ho incontrata nei sogni. E' un dono dell'inconscio.
Un mattino mi
sono svegliato con una sensazione precisa, quella di
aver visto il volto
della donna che avrebbe condiviso con me il bene e il
male, le gioie e
le sofferenze della vita. Quel giorno la incontrai veramente,
e dopo
quarantacinque anni lei è ancora la mia donna
d'amore.
Il titolo di questa poesia è: "Avrò notizie
di te se penetro nel sole".
avrò notizie di te se penetro
nel sole
nel magma dei vulcani coglierò
il tuo colore
ti cercherò nel fondo degli
abissi
nel mormorio del vento ti ascolterò
adagiati sulla luna ci parleremo
ci culleremo nell'occhio del ciclone
perchè nel mondo dei miei
sogni ti ho incontrata
E' questa la mia casa, o questa è la nostra casa;
è una casa di sogno
o è la casa dei nostri sogni? Risposta non c'è,
o forse chissà, perduta
nel vento sarà.
In una successiva poesia, che si intitola "Vento
di notte", la casa è
vento che si agita ululando nella realtà e nei
sogni.
un buio vento s'inventa
ululando il cammino
le piante del giardino si torcono
gemono stridono
chi ha incontrato lo sguardo del vento
della notte.
Anche la pioggia fa parte della casa e viene ad abitarvi
e a far l'amore.
Il titolo della poesia è "Gocce sul mio vetro".
Essa dice:
cade la prima goccia sul
mio vetro
attente le altre
si fanno strada
ora impazzite corrono
si sfiorano si accarezzano si amano
piccole gocce sul mio vetro
Anche la grandine visita la casa e la casa sente sul suo
corpo la visita
della grandine e si fa grandine con lei. Il titolo della
poesia è "Bianca
grandine nella notte":
grossi chicchi di grandine bianca
squarciano il buio della notte
silente
testimone bendato vedo immagini
scandire la lotta del bianco e
del nero
ora fuori nel buio
bianca una coltre di morte
ha vinto le tenebre buie
Nella poesia "Oggi" ritorna il vento a vivere e a far
vivere la casa.
oggi il vento
immane gigante buono
accarezza dolcemente
le grandi piante del giardino
e sfiora furtivo
i fili d'erba del prato.
Anche i sogni abitano ( con il vento, la grandine e l'acqua
) la casa dei
miei sogni.
Il titolo della poesia è
"Nella notte un sogno è sceso a danzare".
è sceso un sogno corre tra i
pensieri
fra i pori della mia pelle
accarezzando le rughe
piano sorride per non svegliarmi
dentro nell'anima
scatena tempeste
che domani forse
non saprò riconoscere
nella notte un sogno
è sceso a danzare con me.
Nella poesia "Questa notte" l'universo continua
a intridere di sè la
casa e i sogni:
questa notte ho accarezzato l'aria
e la brezza mi ha baciato
preso per mano da un refolo selvaggio
ho vagato sulla terra
con una folata di vento impetuoso
ho amoreggiato nell'occhio di un ciclone.
Questa volta siamo a Bagolino. La luna, stanca del suo
peregrinare,
entra nella mia e nostra stanza per far nascere
una poesia dal titolo
"Una bianca mano"
nella nera notte profonda
un raggio di luna fruga
la stanza il corpo i pensieri
i sogni
una bianca mano dona
e chiede carezze
dammi oh notte della
luna i colori
che tu sola vedi e io
non ancora conosco
Penso che su questa poesia ogni commento guasterebbe.
L'atmosfera parla da sola.
Ecco ora un sogno che tenta di farmi capire dove è
la mia casa e
quale ne è l'estensione. Il titolo è ''
L'altra faccia della terra ''.
scoperchiata la scorza
della terra
affacciato alla magica sfera
come in un planetario
guardo il mondo che palpita
nell'altro emisfero
vivo di immenso.
Anche di questa poesia mi sembra chiaro il significato.
Siamo nuovamente nel giardino di casa e questa volta
i protagonisti
sono il vento, "immane gigante crudele", e il cedro da
me adolescente
piantato.
Sono in vacanze a Bagolino e su Brescia si abbatte un
nubifragio,
forse il vento mi vuole punire per la mia assenza oppure
è venuto a
trovarmi ma non ha calcolato la sua potenza e così
ha reciso la cima di
un cedro del Libano e spiaccicato sull'asfalto la macchina
di mia figlia.
Il resto ve lo racconta la poesia
"Il cedro del mio giardino"
questa notte il vento
immane gigante crudele
ha divelto la cima del cedro con me
adolescente
acrobata un boscaiolo
monumento ne ha fatto
alla natura crudele
un ramo verde è
rimasto
per chi solitario
vi costruirà il suo nido.
Anche qui penso che ogni commento potrebbe risultare sprecato.
A questo punto partecipo una poesia che si riferisce
alla vera "casa
natia". Quella della quale fino ad ora ho parlato come
se fosse tale è
"il piccolo nido" che è stato ricavato in due
stanze che si trovano
immediatamente sotto l'altro "piccolo poggiolo", quello
storico.
stranito mi aggiro
tra le stanze vuote della casa natia
abbandonata come una vecchia ciabatta
aspetta che qualcuno
la ami e faccia sua
nell'angolo d'una stanza
piccolo un lettino
dimenticato attende
chiudo gli occhi e sorgono
i sogni della mia infanzia
malinconico lascio
la mia casa
e... colmo di ricordi contento
mi segue il lettino.
Questa poesia mi sembra indubbiamente molto significativa.
Con
questa operazione di costruzione, sotto le ali della
"casa natia
originaria", di una nuova "casa natia" e con l'appropriazione
simbolica
del mio lettino, colmo di ricordo ma contento, inizia
una nuova vita, la
"mia vita".
Passo così a partecipare l'ultima poesia. Essa
ha per titolo: "I lampioni
della mia strada" e dice:
camminando trasognato
percorro la mia strada
dietro a me si perde come ombra
evanescente il mio passato
davanti a me nata dalla luce
la mia ombra mi precede
e raggiunge la sua casa.
Questa poesia è certamente carica di significati
consci e inconsci e
pertanto difficilmente spiegabile. La prima intuizione
che mi sembra di
poter cogliere è che camminando trasognato tra
le ombre del
passato, del presente e del futuro, vado anch'io verso
casa sotto la
luce dei lampioni della mia strada seguendo la mia ombra
che sembra
ne rivendichi una priorità di appartenenza. Anche
lei sa, come dice
Gaston Bachelard, che nella casa l'inconscio è
alloggiato bene, è
nello spazio della sua felicità. Ci sono poi degli
altri aspetti e
particolarmente quello di essere proteso verso l'altra
faccia della terra
e l'universo intero. Esso inoltre, con tutti gli elementi
che lo
compongono, è presente nello "spazio casa" e questo
emerge
largamente dal contesto delle poesie presentate. Penso
perciò di
poter anch'io tranquillamente chiedermi con Cazelles:
quando cesserò
di cercare l'estenuante felicità nell'introvabile
casa, in cui respira il fior
di lava, in cui nascono le tempeste?...
N. B. Le poesie sono tratte dai libri: "Poesie nate d'estate",
"Poesie
portate dal vento", "Aquiloni", "Foglie sparse", "Frammenti",
"Gocce di
rugiada","Punti bianchi", "Amore in poesie".
Il libro di Gaston Bachelard si intitola "La poetica
dello spazio"
"Edizioni Dedalo"