URUGUAY, ARGENTINA, CANADA:
VIAGGIO ALLA SCOPERTA DELLA POESIA
Parte I^: Uruguay
Ho passato le vacanze estive ad inseguire pazientemente
poesie, mie e di altri, in questi tre paesi.
In Uruguay, mia moglie ed io eravamo attesi da una coppia
di
amici uruguaiani conosciuti a Brescia, da altri amici
che
avevano vissuto a Brescia il loro esilio politico ai
tempi della
dittatura dei militari, e dal mondo, reale e fantastico,
delle origini
di Juan uomo e artista.
Juan Baladán Gadea è un amico che da alcuni
anni, dopo che il
nuovo governo democratico del suo paese lo ha liberato
da
una lunga prigionia per motivi politici, vive a Brescia.
E'
chitarrista, poeta, compositore, e nei suoi giovani anni
è stato
anche pittore. Ha lasciato in Uruguay un nucleo di amici
e di
ricordi, nel quale sentivo il desiderio di calarmi, per
poter
partecipare più intensamente al suo modo di sentire,
di vivere e
di comporre.
Che mi colpisce sempre degli uruguaiani, (sono al mio
terzo
viaggio in quella terra) è il loro senso di ospitalità.
Non
dispongono di molti spazi, ma alla coppia che arriva
cedono la
loro stanza matrimoniale, riscaldano le loro case, che
nell'inverno di quest'anno erano piuttosto fredde, ed
offrono il
meglio che possa essere da loro messo a disposizione.
La nostra permanenza è iniziata con un viaggio
di tre giorni in
macchina con meta: Balizas, Punta del Este,
e Treinta y Tres
paese natale di Juan. A Balizas abbiamo fatto una breve
tappa
per una grigliata all'aperto di bistecche e salamini
in una
casetta dal tetto di paglia, residenza estiva della coppia
ospitante. Qui mi ha colpito la selvaggia bellezza di
questo
villaggio, non ancora invaso da troppa civiltà.
A Punta del Este
abbiamo dormito in una casa di amici ed ho gustato più
l'ospitalità che il panorama di questa stazione
balneare. Mi
sarebbe piaciuto fare una nuotata con le foche della
"Isla de los
lobos", ma l'acqua era troppo fredda. Avrei incontrato
volentieri
quell'onda dell'Atlantico che mi ha accarezzato già
su altre
spiagge e che io ho ricambiato sempre con amore.
Nella giornata successiva abbiamo proseguito per il Chuy,
posto di frontiera con il Brasile e punto d'incontro
e di
contrabbando fra i due paesi. In un'atmosfera da Far
West la
gente si riversa nei negozi ad acquistare ciò
che è più
conveniente e, fatto il pieno di benzina, a prezzo super
economico, riparte per una delle due strade che,
in Uruguay e
in Brasile, corrono parallele ai lati di un fossato,
che separa e
unisce i due stati. Al Chuy avevo cominciato a distribuire
poesie, " frammenti della mia anima " che pure i brasiliani
potessero cogliere perchè tradotti anche nella
loro lingua.
Ero infatti partito dall'Italia con un migliaio di cartoncini
sui quali
era stampata la mia poesia "Incontro" che dice:
due occhi un passo
un gesto sospeso nell'aria
un corpo un'anima
un vestito
il timbro sconosciuto di una voce
oggi un'altro nasce per me
La poesia è scritta, oltre che in italiano, in
francese, tedesco ,
inglese, spagnolo e portoghese. Ho usato questi miei
strani
biglietti da visita in Uruguay, Brasile e Argentina per
entrare in
comunicazione con persone sconosciute, e da porre sui
parabrezza delle macchine .
Ma torniamo al viaggio. Stava calando la sera e noi andavamo
verso il sole che stava tramontando. Un cielo, terso
come non
mai, si componeva e scomponeva in colori di sogno sopra
una
grande pianura coperta di acqua, (i "bañados"
nei quali si
coltiva il riso) mentre contro l'orizzonte si stagliavano
palme a
perdita d'occhio.
Calata la notte, quasi all'improvviso, come se i colori
del
tramonto impressi nei nostri occhi ci avessero impedito
di
accorgercene, spegniamo i fari e ci fermiamo a guardare
un
cielo stellato, bello come non mi ricordavo di averne
mai visti.
Mi colpiscono le stelle, che non sembrano avvitate al
firmamento, come da noi, ma sospese in un cielo caldo
e
accogliente e talmente basse da poter essere toccate
da una
nostra mano tesa. Qui le galassie sono nubi di stelle
che si
possono prendere, arrotolare e stendere sulla terra,
come
matasse di sogni. La croce del sud domina questo cielo
di
magia e ci ricorda che la nostra stella polare è
rimasta unica,
sola e solitaria dall'altra parte della terra. Penso
che anche per
le stelle sia bello stare in compagnia e poter fare quattro
chiacchiere, di tanto in tanto, anche se non si può
cambiare la
posizione nella quale ti hanno messo. Partiamo e dopo
non
molto arriviamo a Treinta y Tres. Ci aspettano due camini
accesi e tanto entusiasmo nell'accoglienza che ci è
donata.
Passiamo il giorno successivo a visitare parenti e amici
dei
nostri compagni di viaggio e di Juan e riserviamo un'attenzione
particolare al fiume Olimar. C'era in me una particolare
attesa
per questo fiume, piccolo ma grande, nella realtà
e nel ricordo,
intriso di colori, versi e note delle realizzazioni pittoriche,
poetiche e musicali di Juan. Mi viene spontaneo
raccogliere
due piccoli ricordi simbolici da portare a Brescia: un
ciuffo
della barba degli alberi che crescono lungo il fiume
e due
grossi semi trovati per terra: un passato e un futuro.
Chiudiamo la giornata sulla collina dove crescono i cespugli
della "yerba mate" dalla quale si ricava con particolare
trattamento un miscuglio che introdotto nella "calabaza"
(piccola zucca) e trattato con acqua calda viene bevuto
dall'uruguaiano, solo o in compagnia, attraverso una
particolare cannuccia (bombilla). E' rito, poesia e storia
che
riporta alla vita e alla filosofia esistenziale del "Gaucho".
A notte
rientriamo a Montevideo.
Nei giorni successivi mi dedico a passeggiare nel vento
per le
strade di Montevideo, a distribuire poesie sulle macchine
parcheggiate nelle strade, a far dono di qualche mio
libro e a
cercare i vecchi amici d'arte di Juan, gli unici rimasti
in patria,
durante e dopo la persecuzione politica.
Il primo che vado a visitare è Rubén Lena.
Colpito da una
paralisi e quasi totalmente cieco, mi parla delle sue
canzoni. Lui
componeva sulla chitarra musica e parole e Juan
dava loro
forma grafica trasponendole sul rigo musicale del foglio.
C'è
tanta tristezza nel suo raccontare, ma anche tanta forza
d'animo e voglia di resistere alla vecchiaia che lo sta
assalendo
con i suoi acciacchi. Ma la sua chitarra giace muta in
un angolo
della stanza. Era ed è una persona molto nota,
amata e stimata
in Uruguay e negli altri paesi di lingua spagnola. Una
sua dote
particolare è la capacità di cogliere come
soggetti figure
caratteristiche di quei luoghi e di quei tempi e di farne
una
canzone che essendo vera arte e poesia viene colta da
ognuno
in una dimensione reale universale.
Provo a dare un'idea di quanto sto dicendo partecipando
il
testo di una sua canzone:"Lei non conosce Juan?"
Non lo conosce Juan?
Juan quello magro che fa il muratore, quello della casa
che non
finisce mai? Questa è la storia di Juan:
Juan innalzò la sua casa lavorando
con amore
alla domenica da sole a sole e sua
moglie era il suo manovale.
Ed era così bello vedere come
lottavano i due
per costruire il nido nel quale attendere
il loro pulcino.
Benchè fosse molto preciso restò
ugualmente senza lavoro
e tornò alla sua casa
anche se occorreva un salario.
E vede sua moglie che lava e vede
suo figlio che cresce
e a Juan sembra di sentire che
tutto il mondo è un grande
muro.
Successivamente ho preso contatto con altri due amici
di Juan:
Lucio Muniz e Roberto Genta Dorado. Essi colgono subito
l'occasione per organizzare una cenetta nella casa di
Roberto e
ne nasce una bella serata di poesia. Lucio inizia facendomi
un'intervista per la loro rivista letteraria "Nuova Critica".
Oltre
che voler sapere qualcosa di me, mi interroga sulle mie
conoscenze di poeti uruguaiani e particolarmente vuole
sapere
che cosa ho visto, che cosa ho intuito e che cosa ho
provato
nei contatti che ho avuto. Mi viene spontaneo parlare
di quel
velo di nostalgia e di malinconia che mi sembra di aver
colto
nell'animo profondo degli uruguaiani come singoli e come
popolo . Faccio anche qualche accenno a questo loro bisogno
di radicarsi in un passato personale e sociale. Il discorso
si fa
interessante, ma non sempre il mio spagnolo mi aiuta
come
vorrei anche se corroborato di tanto in tanto da sorsi
di ottimo
vino. Lucio è una persona molto interessante ed
eclettica. E'
cantautore, è un poeta che ha scritto molti libri
che circolano in
Uruguay e anche all'estero. Si dedica alla drammaturgia
e alle
arti plastiche e si interessa di giornalismo. Anche Roberto
Genta Dorado è un eclettico. Si interessa di poesia,
di scultura,
di pittura e di giornalismo. Abbiamo chiuso la serata
con una
lettura a turno di nostre poesie. A me hanno chiesto
di leggerle
in italiano.
Ve ne leggo una di Genta Dorado che ci invita a pensare
"Al
sud":
Nessuno guarda al sud.
Non vogliono sapere che qui si amano, vivono
e si
riproducono
i sopravviventi.
Non guardano al sud perchè
questa terra
di dinosauri rosa e di poeti
li sconcerta.
Non guardano perchè i
loro occhi nulla hanno a che vedere
con la vita, perchè temono
che nel togliere la prima pietra
si abbatta su di loro una pioggia
di uccelli assassini.
No, non guardano al sud ma il
sud li guarda. Li guarda.
Presento ora una lirica di Lucio Muniz, che è stata
trasformata
da Juan in canzone.
Il mio cuore va nel vento della sera.
Corre verso te volando, e non lo sai.
Battendo su foglie e cristalli.
rincorrendo tra le nubi la sua fretta
se ne va il mio cuore; e con la pioggia,
come un frutto, si stacca
e cade.
Per me, cito la poesia "Continua ad essere magico il mondo",
in
omaggio a Roberto Genta Dorado al quale ho rubato un
verso
per farne il titolo,
magia di un sogno che mi confonde con
le stelle
di una luce che mi illumina di infinito
di un pianto che mi inonda di pace
di un sorriso che m'immerge nel sole
Chiudo la parte del viaggio che si riferisce all'Uruguay
leggendovi due poesie che sono nate successivamente
in
Italia:
" Notte d'Uruguay: "
morbida notte luminosa
avvolgente
di silenzio e di pace
sentiero di palme transumanti sul "cammino dell'indio"
immobili stelle sospese
nel cielo ammiccano
come occhi di bimba ad un uomo
ammaliato dalla croce
del sud
A Montevideo, da una finestra al decimo piano:"
una pianta di eucalipto allacciata
dal vento
selvaggia amoreggia
al ritmo di note nello spazio dissolte
un anonimo albero da acide
piogge stroncato
scheletriche braccia nello spazio protende
nella notte del prato cresciuta
furtiva una casupola di
cartoni
chiede alle ricche sorelle
un posto alla mensa
fuggono nel cielo
le nubi
cacciate dal gelido
patagone vento
un colorato aquilone -occhi di bimbo
affidati a uno spago-
curioso mi guarda
Parte II^: Argentina
Un commosso distacco dalla famiglia che ci ha ospitato,
e ci
troviamo sull'aereo che ci porta a Buenos Aires. Faccio
una
rapida distribuzione di una mia poesia a ciascuna delle
hostess
e penso quanto sarebbe bello che ogni hostess che vola
nel
cielo e cammina sulla terra avesse nel suo taschino una
mia
poesia, e la amasse e ne fosse riamata. Ma purtroppo,
non
volerò così a lungo!
A Buenos Aires ci aspettano i famigliari di mia moglie.
Non li
vediamo da circa sette anni. Mentre ci avviamo in macchina
verso Lujan, una città di centocinquantamila abitanti
a 70
chilometri da Buenos Aires, vedo sorgere la luna. E'
alla sua
prima falce e mi meraviglia il fatto che qui la sua inclinazione
è
diversa. E' una culla o una barchetta, quasi perfettamente
orizzontale. Mi immagino subito di essere un fantolino
che
dorme in essa, beato, con il pollice in bocca, oppure
di essere
in gondoletta con la mia bella, navigando nel cielo.
Opto per
questa seconda ipotesi e mi domando perchè a distanza
di
sette anni dall'ultimo viaggio fatto in Argentina vedo
nel cielo e
sulla terra molte più cose di quante ne vedessi
allora che non
avevo ancora cominciato a scrivere poesie. Mi rendo anche
conto che è come se le cose delle quali parlo
nelle mie liriche
mi appartenessero man mano sempre di più e imparassi
a
guardarle in modo diverso e con più amore.
Passeremo i nostri giorni di permanenza da questa parte
del
globo a casa della cognata Claudia Comisso, insegnante
di
lettere presso la locale Associazione Dante Alighieri.
Nel corso
dei giorni che passammo assieme mi resi conto che oltre
ad
essere innamorata di Dante è anche una lettrice
appassionata
delle mie poesie. Aveva parlato di me alle sue alunne
e mi trovai
così a intrattenermi con esse. La cosa mi entusiasma
e loro
sono molto contente di poter conoscere di persona un
poeta e
di poterlo sentire mentre legge i propri versi e ne parla
con
passione. Scelgo di parlare con loro del rapporto che
c'è fra la
mia vita e la mia poesia, di come e quando essa è
venuta a
trovarmi e anche di quale rapporto ci possa essere fra
la mia
professione di psicologo psicodrammatista e l'arte nei
suoi vari
aspetti. La componente di un gruppo, Elida Pujol de Quintas,
mi
porta in omaggio una sua poesia della quale riporto qui
una
strofa che sento particolarmente intensa:
Ho arato con le dita l'arena
e ho scritto un nome
che all'improvviso il mare si
portò via furtivo
E io restai spettatrice muta
iimpotente alla sua immensità
in silenzio ...
In una serena notte di luna piena reincontro la luna.
Sta salendo
dalla pampa. E' enorme, si può frugare tranquillamente
con gli
occhi fra le sue montagne e i suoi crateri. Ora posso
dire di
aver visto anche l'altra faccia della luna. Mi domando
se quella
che vedo è la fronte o la nuca.
Il poeta Vittorio Bodini non avrebbe dubbi e direbbe:
Ma tu, luna, le incognite finestre
illumini del Nord,
mentre noi qui parliamo,
nel fondo di quest'esule provincia
ove di te solo la nuca
appare.
Ho trovato sotto casa una cartoleria nella quale fanno
delle
favolose fotocopie a prezzo economico e approfitto per
fare un
centinaio di riproduzioni di alcuni miei libri dei quali
ho portato
con me le matrici. Oltre i cartoncini avrò così
a disposizione
questi libri da offrire in dono. Mi piace tener fede
a quanto dice
di me l'amico Juan in una sua poesia:
Alchimista, del futuro inventore,
vai per il mondo regalando libri
di poesie fiori...
Racconto qui alcuni episodi che si riferiscono a questo
mio
bisogno di partecipare ciò che sono e ciò
che faccio.
Sono sul marciapiede di fronte ad una scuola superiore
e sto
distribuendo i miei cartoncini. Un ragazzo legge e mi
dice: -
Peccato! Credevo fosse il buono di ingresso gratuito
per una
discoteca.-
E' sera e alla luce piuttosto fioca dei lampioni sto
mettendo le
mie poesie sul parabrezza delle automobili in sosta e
sento
qualcuno che bussa sul vetro dall'interno della macchina.
L'ombra oscura di un attempato signore mi fa cenno di
no con
la testa.
Sono all'interno di una panetteria pasticceria e dopo
aver
acquistato quanto mi necessitava, lascio in omaggio alla
ragazza una mia poesia, lei legge attentamente da un
lato e
dall'altro il cartoncino e poi mi chiede:-Ma, a che cosa
serve?-
Non mi ero mai trovato così imbarazzato nel rispondere
ad una
domanda nemmeno ai tempi degli esami di università.
Preso
alla sprovvista, balbettavo come un bambino colto a rubare
la
marmellata. Penso proprio che la mia risposta non possa
essere stata né comprensibile né convincente.
In quei giorni a Lujan è avvenuta una cosa per
me molto
interessante. Hanno proiettato un film di Eliseo Subiela,
un
regista argentino molto famoso. Il film parla di poeti
e di
scultori, si svolge tra Buenos Aires e Montevideo e coinvolge
nella trama un artista canadese, che ne è anche
il produttore. Il
triangolo del mio viaggio era così rappresentato
al completo. Il
dialogo del film si sostiene su poesie di tre poeti rioplatensi:
(
nati e cresciuti sulle rive del Rio de la Plata che divide
e unisce
Argentina e Uruguay) Oliverio Girondo, Juan Gelman e
Mario
Benedetti. L'intreccio parla delle avventure, amorose
e non, di
un poeta che passa la sua vita tra Montevideo e Buenos
Aires
cercando di campare di poesie, offrendone al ristorante
in
cerca di un pasto e agli automobilisti, sui crocicchi
delle strade,
in cambio di un'offerta. Nella vita è in cerca
di una donna che in
amore lo sappia far volare e finalmente la trova, in
un cabaret
del porto di Montevideo, nonostante la continua, insistente
e
lugubre presenza di una nera figura di donna (la
morte) che,
offerte di lavoro alla mano, gli propone di cercarsi
una
occupazione che non sia quella del poeta accattone. Il
film è
molto bello, anche dal punto di vista della fotografia
e della
regia e, in un certo senso parlava anche di me.
Torno ora a parlare della mia attività di ambasciatore
della
poesia.
Una sera sono stato invitato ad una rete televisiva di
Lujan a
presentare la mia esperienza di vita e poesia per una
rubrica in
italiano e spagnolo dedicata agli italiani là
residenti. Gentile
presentatrice la Dr.sa Fernanda Gallo, ho parlato, letto
poesie
ed ho fatto papere. Forse mi sentivo un po' stretto
al pensiero
che si trattava di una trasmissione via cavo e che pertanto
dovevo penetrare nel sottosuolo per poter apparire sugli
schermi dei telespettatori. Da questo punto di vista
mi aveva
entusiasmato di più l'esperienza di trasmissione
di una mia
intervista via satellite, fatta alla televisione del
Lussemburgo. Ne
era nata anche una lirica nella quale parlavo
...di poesie che trasformate
in punti e strisce d'arcobaleno
vagando fra le nuvole nel sole
rimbalzano nella cupola del
cielo...
Ho tenuto inoltre una relazione presso la sede
dell'Associazione Dante Alighieri di Lujan sul tema:
Come
nascono e prendono vita nel quotidiano le mie poesie.
Successivamente ho fatto un'altra meravigliosa esperienza.
Invitati da una famiglia che vive in una tenuta nella
pampa,
siamo andati a prendere il tè in una casa di campagna
contornata da un meraviglioso bosco, dal quale uscivano
lepri
a dare un'occhiata ai nuovi ospiti e sopra il quale stormi
di
aironi cinerei volavano in cerca di rami sui quali passare
la
notte. Era una situazione sospesa tra realtà e
fantasia essere in
questo salotto in compagnia di una grande famiglia composta
di persone, alcune delle quali di età
variante fra gli 80 e i 90
anni a discutere con competenza, almeno da parte loro,
di
opere letterarie di ogni parte del mondo. Avevano letto
le mie
poesie e le rapportavano a poesie cinesi del sei- settecento
delle quali trascrivo qui un esempio, che mi sembra molto
interessante. E' di Li Po.
"Solitario bevo alla luce della luna"
Con un bicchier di vino fra le
mani
Passeggio tra i fiori del mio
giardino
Poichè son solo levo il mio bicchiere
e invito la luna a bere con me
ché insieme con la luna già siamo in tre
Ma la luna non sa nulla del gusto del bere
E solo la mia ombra si preoccupa
di seguire i miei passi
Nonostante ciò, accetto la compagnia
perchè dobbiam goderci la vita
in queste occasioni
Errando vaga la luna mentre intono
le mie canzoni.
A tentoni va la mia ombra quando
io barcollo
Insieme beviamo quando sono sobrio
Mi allontano dalla sua compagnia quando sono ebbro
Che bello se da oggi sempre stessimo in festa
E potessimo stare insieme nel latteo rio delle stelle
Durante la nostra permanenza a Lujan abbiamo fatto un
paio di
viaggi a Buenos Aires, in uno dei quali ho incontrato
una
interessante figura di taxista. Il discorso viene iniziato
da lui che
rivolgendosi a me e guardando la mia barba mi dice sorridendo
:-Heminguay-. Sto al gioco e rispondo che anche se non
lo
sono faccio qualcosa anch'io di simile perchè
scrivo poesie.
Inizia a parlarmi di poesie, a recitarmi García
Lorca, io gli leggo
una delle mie poesie e gli regalo un libro. Così
ci lasciamo,
forse più contenti di quanto non lo fossimo prima
di esserci
incontrati.
La permanenza in Argentina è finita e all'aeroporto
i parenti ci
rimettono in volo per Montréal via Miami.
Chiudo questa parte della mia relazione leggendovi una
poesia
nata in Argentina :
" Luna d'Argentina:"
falce quieta
nel limpido cielo sei culla ai miei sogni di
bimbo
lenta tra candide nubi
portate dal vento
sei gondola ai nostri amori
piena dalla pampa sconfinata sali
e posso
accarezzare i tuoi monti
e passeggiarne le valli.
Parte III^ CANADA
Siamo su un enorme Boeing zeppo di viaggiatori. Siamo
tanti,
quasi quanti potrebbero essere gli abitanti di un piccolo
paese,
eppure stiamo volando nel cielo. Siamo in ritardo di
un giorno
sulla tabella di marcia, a causa della nebbia che a Buenos
Aires
ci ha impedito la partenza, comunque arriveremo a Miami
tre
giorni prima dell'uragano Andrew. Accanto a me sta seduto
il
signor Janel Delva, è un haitiano di pelle nera
al quale ho
appena fatto omaggio di due mie poesie. Una è
quella intitolata"
Incontro" e di essa ho già parlato precedentemente
e l'altra è
intitolata " Ti sento " e sarà il mio biglietto
da visita in
quest'ultima parte del viaggio. Essa dice:
ti sento ti vedo ti sfioro con lo sguardo
ti tocco con i miei occhi
mi accorgo che ti sto respirando
dammi un cenno che io possa sentire
che esisto anche per
te
Janel mi parla in francese della sua isola e gentilmente,
su mia
richiesta, mi traduce in tahitiano, le due poesie.
Per la poesia "
Incontro "questa traduzione si aggiunge ad un altro centinaio,
che già posseggo, e che mi permette di comunicare
nella loro
lingua o in una lingua da loro conosciuta, con quasi
tutte le
persone che incontro. Ora passiamo il tempo dormicchiando
e
seguendo di tanto in tanto con un occhio, sullo schermo
del
televisore, il percorso del nostro aereo in rapporto
alla cartina
dei territori che stiamo sorvolando. Prima di arrivare
faccio
omaggio a tutti i compagni di viaggio, quelli svegli,
di una mia
poesia. Fa un certo effetto passeggiare a 11900 metri
di altezza
e con una temperatura, esterna, di 50 gradi sotto zero
e
distribuire piccoli rettangoli gialli intrisi di
poesia. Una volta
atterrati, e usciti nel caldo soffocante della Florida
veniamo
trasferiti in un hotel perchè le nostre coincidenze
sono saltate.
Nel giorno successivo raggiungiamo Montreal. All'aeroporto
è
ad attenderci una coppia di bresciani che si è
trasferita in
Canada otto anni fa. Ci hanno prenotato un hotel cinese
nel
quartiere cinese e subito io, gnomo e folletto italiano,
mi trovo
in compagnia degli gnomi e folletti cinesi che, rappresentati
nelle loro lettere dell'alfabeto, corrono giorno e notte
nelle
scritte e nelle insegne su e giù per le pareti
delle case e dei
negozi. Montreal è in festa, sta celebrando il
trecentocinquantesimo anniversario della sua nascita.
Guardati
e sorvegliati a vista da migliaia di occhi che non ci
vedono ma
che sono ugualmente affacciati alle mille finestre
dei grattacieli
che ci circondano, sigillati in una stanza del settimo
piano, ci
godiamo la vista della città. Vediamo, non visti,
perchè siamo in
un palazzo di vetrate a specchio e respiriamo, riciclata
dal
condizionatore, l'aria della città senza poter
aprire una finestra
nemmeno per buttarci di sotto. Non siamo venuti in Canada
solo per turismo poetico, ma particolarmente per partecipare
nella mia veste di psicologo psicoterapeuta ad un congresso
internazionale di terapia di gruppo sul tema: "Amore
e odio".
Per sei giorni sarò impegnato in sedute e lavori
di gruppo che
mi occuperanno pressoché l'intera giornata. Ma
sull'altro
versante, quello della poesia una sorpresa mi attende.
Il regista
Eliseo Subiela con il suo film " Il lato oscuro del cuore",
del
quale ho precedentemente parlato, mi ha preceduto qui
a
Montreal.
Sul primo giornale che prendo tra le mani leggo infatti
che il suo
film inaugurerà il festival del cinema che si
terrà in questi giorni
in città. L'accoglienza che gli viene tributata
è molto entusiasta,
vedremo quando arriverà in Italia.
In attesa che il congresso abbia inizio passeggiamo per
" China
Town ". E' il festival di fine estate e sulle bancarelle
sparse nelle
strade mi colpisce una scatoletta rivestita di seta blu
arabescata. Sull'etichetta una famiglia di gnometti si
rincorre e
nella traduzione inglese c'è scritto: " iron ball",
palla d'acciaio.
Contiene due preziose palline rivestite di ceramica
color blu-
notte arabescata da disegni di draghi e fiori rosso e
oro.
Scuotendole ne esce un suono, in una più acuto,
nell'altra più
grave come di campanelle. E le vibrazioni diventano tattili
e
acustiche e si diffondono, forse fino ai confini dell'infinito,
e la
sorgente del suono resta prigioniera di questa magica
sfera. Mi
domando: anche la terra avrà dentro una magica
campana che
suona?. Se sì, perchè non la sentiamo o
così raramente la
intuiamo?.
Il congresso comincia, i partecipanti sono circa ottocento
e ad
ognuno distribuisco, attraverso una copia della poesia,
il
messaggio :" Ti sento ".
Sono particolarmente affezionato a questa lirica, non
solo
perchè piace molto a me e ad altri, ma anche perchè
da essa
l'amico Juan ha tratto una "romanza" per chitarra e violino.
Con
essa la mia poesia ha attraversato la frontiera che la
separava
dal suono e il suono è entrato nel mondo della
mia poesia.
Oltre a distribuire la poesia metto un messaggio, nella
bacheca
delle comunicazioni rivolte ai partecipanti, nel quale
esprimo in
inglese, spagnolo, tedesco, francese e portoghese il
mio
desiderio di prendere contatto con gli eventuali poeti
presenti
tra gli psicoterapeuti partecipanti all'incontro. Ricevo
durante le
varie giornate qualche complimento, qualche abbraccio,
qualche bacio, ma una sola persona si presenta come poeta
ed
è una giornalista di origine greca, nata a Creta,
che da alcuni
anni vive e lavora a Montreal.
Creta mi fa ricordare una settimana di sogno passata
con mia
moglie a scorazzare in macchina per l'isola. Là
sono nate
alcune mie poesie. Colgo l'occasione per parteciparvi
qualcosa
di quell'ambiente meraviglioso e selvaggio.
" Creta plasmata dal vento "
sul crinale dell'isola si incontrano i venti
nubi di sole nembi di tempesta
piegano gli ulivi ad accarezzare
la terra
inventando profili di sogno e anfratti
di magia
rabbrividisce la roccia
Ora faccio qualche accenno ad alcuni avvenimenti di quei
giorni.
In una sera di vento un cucciolo di nube ha perso gregge
e
mamma e vaga tutto solo fra i grattacieli impigliandosi
negli
spigoli dei tetti.
In una uggiosa mattina vediamo che i grattacieli più
alti hanno
una sciarpa di nebbia avvolta attorno alla testa, forse
attendono
che torni il sole a scaldarli.
Sul molo del vecchio porto un cantautore accompagnandosi
sulla chitarra canta con voce calda e pastosa nostalgiche
canzoni che un folto pubblico seduto sul prato
ascolta attento
e pensoso mentre gabbiani invidiosi stridono nel vento.
Durante una gita in " bateau mouche " sul fiume Saint
Laurent
faccio omaggio di una mia poesia alla persona che ci
accoglie a
bordo, e lui, che successivamente intrattiene i presenti
parlando argutamente dal microfono degli aspetti
più
interessanti del paesaggio, ad un certo punto della gita
legge la
mia poesia in francese e in inglese. Simpatico panico
del
sottoscritto e applauso dei presenti.
Finito il congresso, traslochiamo in casa degli amici
bresciani.
Qui in una casetta nella periferia della città
vive Elettra, è giunta
in Canada otto anni fa, si è laureata in letteratura
presso
l'università locale, scrive poesie ed ha vissuto
e vive
nell'ambiente delle riviste letterarie di Quebec, sia
quelle italiane
che plurilingue. E' segretaria di redazione di una di
esse.
Pubblica libri suoi, scolastici e di racconti, in Italia
e nel Quebec,
recensisce i libri degli altri e pubblica sue poesie.
Mi ha fatto
conoscere particolarmente la rivista transculturale plurilingue
"
Viceversa " e per me ha curato la messa a punto della
traduzione in francese del libro "Foglie sparse".
Le ho chiesto che cosa potevo partecipare di suo e mi
ha
segnalato questo brano:
Domani, quando capiremo che il
tempo non è antropofago
non spia maligno dai quadranti
il ballo degli impiccati
Domani, quando capiremo di poterci
fermare per strada
camminare nell'erba guardare
intorno con occhi nudi
Domani, quando capiremo che il
viandante si porta
la sua vita nel sacco sulle spalle
domani saremo immortali.
La proposta mi sembra piuttosto impegnativa.
Ma è giunta l'ora di rientrare in Italia. Ci accompagnano
all'aeroporto. Con un balzo di cinque ore reali, più
sei di fuso
orario, giungiamo ad Amsterdam. Nell'attesa della coincidenza
per Milano distribuisco poesie nella hall dell'aeroporto.
Immagino le mie liriche prendere la strada dei
corridoi, dei
tunnel, degli aerei per raggiungere, coriandoli d'arcobaleno,
i
vari paesi della terra. E noi riprendiamo la via di casa.
Chiudo la mia relazione del viaggio in Canada citando
tre mie
poesie che hanno preso vita in Montreal.
" Un cucciolo di nube " :
perso un cucciolo di nube
vaga smarrito tra guglie e
grattacieli
chiuso tra masse squadrate e artiglianti
piange la sua
solitudine
un buffo di vento pietoso
lo libera nel cielo
" Hotel Furama " :
sigillato nella mia stanza di aria condizionata vivo
mille occhi mi guardano e non mi vedono
iridescenti gli specchi delle
mie vetrate
riflettono il nulla che ci separa
e circonda
vivi solo piccoli gnomi
vestiti di luce
sgorgano dalla terra
e si arrampicano su facciate e pareti
di negozi e grattacieli
la " china town " di Montreal
ha liberato i suoi sogni
" Il cantastorie " :
sul molo del vecchio porto tese
le corde della sua chitarra
gioca il cantastorie la sua melanconica
voce
vibra la sua anima di poeta
silenziosa ascolta la folla assorta
e i gabbiani stridono nel
vento