L'OMBRA DELLA LUCE
di Franco Battiato
difendimi dalle forze contrarie la notte
nel sonno quando non sono cosciente,
quando il mio percorso si fa incerto
e non mi abbandonare mai
riportami nelle zone più alte
in uno dei tuoi regni di quiete
è tempo di lasciare questo ciclo di vita
e non mi abbandonare mai
Perchè le gioie del più profondo affetto
o dei più lievi aneliti del cuore
sono solo l'ombra della luce...
ricordami come sono infelice
lontano dalle tue leggi,
come non sprecare il tempo che mi rimane
e non mi abbandonare mai
perchè la pace che ho sentito in certi monasteri
o la vibrante intesa di tutti i sensi in festa
sono solo l'ombra della luce
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dal libro Terapia Zen di David Brazier
Ediz. Newton & Compton
Dov'eri l'anno scorso?
Respira profondo,
respira profondo.
L' aria mi riempie i polmoni- e poi?;
Il mio sangue riceve
questa grazia mediante la quale
vivo qualche altro istante,
ogni mia cellula ricostituita.
A ogni respiro
una parte di me se ne va
e qualcosa di nuovo
è messo al suo posto.
Il riso che ho mangiato ieri,
dov'è ora?
Nei miei muscoli, nelle mie ossa.
Il succo che abbiamo condiviso
dov'è andato?
Nelle nostre braccia e gambe e in tutto.
Il mese scorso
il riso ondeggiava alla luce del sole
in altri paesi:
nelle basse pianure alluvionali
del Mississippi
o dell'Irrawaddy;
e i frutti pendevano
sugli alberi a Cipro;
in Sicilia o in Spagna.
E prima di questo?
Prima la loro sostanza
era nel suolo,
era nell'aria,
era nei mari:
era nei mari
in attesa di essere raccolta
in attesa di levarsi alta nel cielo,
in attesa di diventare pioggia.
Tu e io
siamo per la maggior parte acqua.
L'anno scorso
la maggior parte di noi
era nell'oceano.
Circolavamo assieme
nell' Atlantico
o nel Pacifico, forse,
perchè siamo per la maggior parte acqua.
E quest'acqua fu alzata
dal calore del sole,
dall'impatto dei fotoni
che scendono a cascata
sulla superficie dell'oceano.
E ogni fotone
viene dal sole,
dal ventre della stella;
tu e io eravamo steIle, l'anno scorso.
Ci inseguivamo l'un l'altro
nel turbolento cuore del sole.
Chi era quindi che viveva nella tua casa l'anno scorso?
E dove sarai la prossima settimana?
Chi è il tuo vero amico e chi il tuo nemico?
E chi sarai l'anno prossimo?
Respira profondo,
respira profondo.
Quest'aria è me.
Quest'aria è te.
condividiamo quest'aria
Io ti do la mia sostanza
e tu mi dai la tua
A ogni respiro sono collegato
in un'unica orbita
con le grandi foreste.
Ciò che espiro è il loro cibo,
il loro mi riempie i polmoni.
l'anno scorso
io ero un albero
e l'albero era me.
Ogni giorno
raccogliamo sostanze
continuiamo il compito
di rifare senza fine
noi stessi
l'uno dall'altro.
Ogni giorno
scartiamo una parte -
e continuiamo il ciclo
di restituire
senza fine noi stessi
agli altri.
Di giorno in giorno cambiamo
e diventiamo l'un l'altro,
la sostanza dell'universo,
polvere di stelle e tutto,
passa attraverso ciascuno di noi
e noi attraverso di essa.
Dov'eri l'anno scorso?
respira profondo,
respira profondo.
David Brazier <amida@amida.demon.co.uk>
Inviata da Renate Raidt - Germania
io sono come sono
io conto su di me
e mi piaci tu
per come tu sei
un sano amore per se'
e' la premessa
per un vero amore per il prossimo
allo specchio dell'effimero
certe grandi pene diventano piccole
e certe piccole gioie diventano grandi
dal libro "Leben ist mehr..."
"vivere e' qualcosa di piu'
Renate Raidt
Volker.Raidt@t-online.de
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Anna Grasso Rossetti
IDENTIKIT DEL CAPO PERFETTO
Com'è un «Buon Capo»? Come è
un «Buon Insegnante», un
«Buon Dirigente», un «Buon Capufficio»,
o un «Buon Genitore»? È'
un condottiero senza macchia e senza paura, è
un trascinatore di
folle, è un
saggio che sa dare risposte o un guru che riesce a farle
trovare?
Quali doti si dovrebbero trovare in coloro che sono preposti
a
coordinare al meglio persone e risorse, per ottenere
risultati di
produttività? «Efficienza» ed Efficacia»
sono le due prime
caratteristiche che un Capo dovrebbe possedere.
«Efficacia» significa saper analizzare i
bisogni e gli interessi dei
subordinati, dei collaboratori, degli studenti affidati
alle sue cure;
significa saperne tener conto, cambiando le proprie
strategie, se
risulta necessario.
Efficienza vuol dire dare il buon esempio, sapere mettere
in pratica
quello che si suggerisce al prossimo, predicare bene
e razzolare
meglio.
Tutti i manuali teorici che danno saggi consigli su come
usare le
«parti positive» della propria personalità
per sentirsi bene con sè
stessi e far sentire altrettanto bene i collaboratori,
i sottoposti o gli
studenti sono concordi nell'offrire alcuni «si
deve» e «non si deve».
Un «buon Capo» non deve:
Assumere il ruolo del Persecutore, cioè
di colui che critica tutto e
tutti. Assumere il ruolo di Salvatore, che aiuta ad oltranza,
ma
impedisce ai sottoposti di migliorare;
Assumere il ruolo della Vittima, che con finta
dolorosità sospira:
Debbo fare tutto io»;
Far "perdere la faccia?', con caustici commenti,
a coloro che sono
affidati alle sue cure.
Un Buon capo deve, invece:
Essere creativo e coraggioso nel sostenere persone
ed idee, in
vista di un cambiamento positivo;
Saper essere accomodante, elastico, e non "fissato"
su
inamovibili punti.
Avere comprensione;
Avere sensibilità;
Avere capacità decisionali;
Avere capacità di controllo, sugli altri
e su se stesso;
Avere capacità analitiche e di sintesi,
per poter conoscere
profondamente chi gli è stato affidato, e per
poter organlzzare
fattivamente tutte le potenzialità che i sottoposti
hanno in sé;
Riuscire ad essere indipendente da interferenze
e da pressioni
altrui;
Essere capace di dare sostegno, offrendo sincera
lode al
riconoscimento di quel cincinnino di buono che ogni personalità
(anche la più bieca) ha in sé;
Avere profonda comprensione, conoscenza e competenza
dei
fatti e degli accadimenti, sia del proprio, sia dell'altrui
settore;
Avere orientamento ai risultati.
E qui mi fermo. Dici niente, trovare un Insegnante così,
un Genitore
così, un Dirigente così.
Saremmo tutti lì ad obbedire, fare, dare il massimo,
consci di
essere riconosciuti e valorizzati nel proprio agire...
Avremmo
studenti vogliosi di apprendere, impiegati che si spintonano
per
entrare in ufficio, lavoratori
canticchianti e sorridenti. Quanto è bello sognare.
Anna Grasso Rossetti
Nella Rivista "OttoPiù"
"Giornale di Brescia" di Sabato 25 Aprile 1998
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Non mi interessa ciò che fai nella vita. Io voglio
sapere di che cosa
tu soffri e se tu osi sognare di incontrare ciò
che brama il tuo cuore.
Non mi interessa sapere che età hai. Io voglio
sapere se tu
arrischierai di guardare, come un folle in amore, al
tuo sogno, alla
tua avventura di essere vivo.
Non mi interessa sapere da quali pianeti è inquadrata
la tua luna.
Io voglio sapere se tu sai stare con la sofferenza,
tua e mia, senza
far nulla per nasconderla, per esorcizzarla, per congelarla.
Io voglio
sapere se sei stato in contatto con il punto centrale
della tua
sofferenza, se tu sei stato aperto ai tradimenti della
vita, o se tu sei
diventato raggrinzito e chiuso dalla paura di una ulteriore
sofferenza.
Io voglio sapere se tu sai stare con la gioia, mia e
tua, se tu puoi
danzare con istintuale impetuosità e abbandonarti
all'estasi che ti
riempie fino alla punta delle dita delle mani e dei piedi,
senza
mettere noi in guardia di dover essere realisti e di
ricordarci i limiti
dell'essere umano.
Non mi interessa sapere se la storia che tu mi stai raccontando
è
vera.
Voglio sapere se tu hai bisogno di rimaner deluso se
l'altro è
sincero con te e se tu sai abbattere l'accusa di tradimento,
senza
tradire la tua stessa anima.
Voglio sapere se tu sai essere fiducioso e al tempo stesso
essere
affidabile.
Vorrei sapere se sai riconoscere la bellezza anche se
non è
graziosa ogni giorno. e se tu sai abbeverare la tua vita
ad ogni
angolo di lago e urlare Sì all'argento della luna
piena.
Non mi interessa sapere chi tu sia e come tu sia arrivato
qui.
Io voglio sapere se tu sai stare nel centro del fuoco
con me, o se tu
ti tirerai indietro.
Non mi interessa sapere, dove, che cosa e con chi hai
studiato.
Io voglio sapere che cosa ti da forza dall'interno di
te quando tutto il
resto frana.
Io voglio sapere se tu sai stare solo con te stesso e
se tu
veramente ami la compagnia che tu sai dare nei momenti
di vuoto
Autore: Oriah, sognatore della montagna, anziano indiano
Traduzione di Terenzio Formenti
Pervenuto dalla Nuova Zelanda via Internet
da Margot Woods <margot.woods@XTRA.CO.NZ>
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From: "isabelle binet" <ibinet@tin.it>
Vi ringrazio
per l'ospitalità che mi offrite.
Accetto ben volentieri
di restare in vostra compagnia.
E se vorrete, in qualche sera d'estate,
vi racconterò di me.
E se vorrete, ascolterò di voi.
Vicino all'acqua che scorre o
accanto al fuoco che si scioglie
potremo, anche, restare in silenzio,
nel partecipe ascolto della vita
e dei suoi mutamenti,
radicati nel suo leggero battito,
come papaveri nel campo in festa.
In viaggio verso l'ignoto,
verso noi stessi.
Ho per voi un piccolo dono:
un indovinello!
"Che cos'è che ci fa andare e venire
al ritmo dell'universo?"
Quando sarete giunti alla risposta
cercate in voi la domanda che insieme ad essa viene.
Salute.
Pasval
FWD From: ivana <princess.ivana@pegacity.it>
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From: Giuseppe Tomassetti
PER NON RESTAR SOLO
Io vivo per amare,
Vivo per gioire,
Vivo per vivere.
Ma che senso ha tutto ciò
In questo immobile cimitero di immobili?
Mi sembra di scovare fra grovigli di rifiuti
Alla ricerca di un volto perduto,
Una frase lasciata a metà o stroncata sul nascere.
Forse solo una mano da stringere per non restar solo
COME VANNO LE COSE
Molte volte ci accorgiamo
che ci sono persone speciali
solo quando le perdiamo.
Meglio quando non ci sono più.
Non c'è più tempo per dire loro
quanto erano importanti per noi.
Rimpiango di non aver dato fiato
a quelle "insignificanti" parole.
Giuseppe Tomassetti <gtomassetti@geocities.com>.
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