Ero una canna nutrita dall'acqua,
lungo la sponda di un fresco ruscello,
e accarezzata dal vento.
Meglio il calore del sole rovente,
meglio la neve del tempo invernale,
che rimanere spezzata.
Mi sradicò una Mano dall'argine
come si tagliano i rami da un albero:
che doloroso distacco!
Venni svuotata di tutte le lacrime
e tramutata in un flauto assai fragile,
che colma il vuoto suonando.
Accarezzato da abili dita,
ho sostenuto il flebile pianto
di quanti vengono al mondo.
Spargendo i petali della speranza,
lungo le strade di uomini e donne,
li ho accompagnati nel canto.
Ho abbeverato con note di musica
voli dolcissimi e sogni dell'anima
quando s'esulta alle nozze.
Ho ripetuto per quelli che s'amano,
mentre si libera al cielo lo spirito,
le melodie dell'amore.
Ho respirato profumi d'incenso
guidando i ritmi di danze e di riti
davanti a icone ed altari,
quando lo spasimo del desiderio
con mille voci di grida e preghiere
bussa alle porte di Dio.
Ho interpretato tantissime opere,
brani di lirica, pezzi bellissimi,
musica triste e gioiosa.
Ho assaporato gli applausi degli uomini
sulla ribalta di gran palcoscenici:
grazie infinite di cuore!
M'han consumato abilissime dita;
mi resta il fiato per l'ultimo canto:
un pentagramma di note.
Or ascoltatemi: è un brano diverso
è la sonata del mio testamento,
da tanto desiderata:
"Voglio tornare al canneto e rinascere:
anche se è bella la parte del flauto,
fatemi essere canna.
Com'era fresca la brezza tra gli alberi
e lieve il fischio del vento sull'argine:
voglio sentirmi una canna".
Giovanna Ferrara "giogioba"
From: "anna" <liza_fieni@yahoo.it>
IL TEMPO
Immagina che esista una Banca che ogni mattina accredita la somma di
Lit. 86.400 sul tuo conto.
Non conserva il tuo saldo giornaliero.
Ogni notte cancella qualsiasi quantità' del tuo saldo che non sia
stata
utilizzata durante il giorno.
Che faresti?
Ritireresti fino all'ultimo centesimo ogni giorno, ovviamente!!!!
Ebbene, ognuno di noi possiede un conto in questa Banca.
Il suo nome? TEMPO.
Ogni mattina questa Banca ti accredita 86.400 secondi.
Ogni notte questa Banca cancella e da come perduta qualsiasi quantità
di
questo credito che tu non abbia investito in un buon proposito.
Questa Banca non conserva saldi ne' permette trasferimenti.
Ogni giorno ti apre un nuovo conto.
Ogni notte elimina il saldo del giorno.
Se non utilizzi il deposito giornaliero, la perdita e' tua.
Non si può' fare marcia indietro.
Non esistono accrediti sul deposito di domani.
Devi vivere nel presente con il deposito di oggi.
Investi in questo modo per ottenere il meglio nella salute, felicita'
e
successo.
L'orologio continua il suo cammino.
Ottieni il massimo da ogni giorno.
Per capire il valore di un anno, chiedi ad uno studente che ha
perduto un
anno di studio.
Per capire il valore di un mese, chiedi ad una madre che ha partorito
prematuramente.
Per capire il valore di una settimana, chiedi all'editore di un
settimanale.
Per capire il valore di un ora, chiedi a due innamorati che
attendono di incontrarsi.
Per capire il valore di un minuto, chiedi a qualcuno che ha appena
perso il treno.
Per capire il valore di secondo, chiedi a qualcuno che ha appena
evitato un incidente.
Per capire il valore di un milionesimo di secondo, chiedi ad un
atleta che ha vinto la medaglia d'argento alle Olimpiadi.
Dai valore ad ogni momento che vivi, e dagli ancor più' valore se lo
potrai
condividere con una persona speciale, quel tanto speciale da
dedicarle il
tuo tempo e ricorda che il tempo non aspetta nessuno.
Ieri? Storia.
Domani? Mistero.
E' per questo che esiste il presente!!!
Ricorda ancora, il tempo non ti aspetterà'.
Dai valore ad ogni momento a tua disposizione.
Lo apprezzerai ancor più' se potrai condividerlo con qualcuno che
sia speciale.
L'origine di questo pensiero ? sconosciuta
(dal sito http://members.xoom.virgilio.it/diegooneoone/index2.htm)
From: "anna" <liza_fieni@yahoo.it>
HO DIPINTO LA PACE
Avevo una scatola di colori
Brillanti, decisi, vivi.
Avevo una scatola di colori
Alcuni caldi, altri molto freddi.
Non avevo il rosso per il sangue dei feriti.
Non avevo il nero per il pianto degli orfani.
Non avevo il bianco per le mani e il volto dei morti.
Non avevo il giallo per la sabbia ardente.
Ma avevo l'arancio per la gioia della vita,
e il verde per i germogli e i nidi,
e il celeste dei chiari cieli splendenti,
e il rosa per il sogno e il riposo.
Mi sono seduta ed ho dipinto la pace.
...
(Tali Sorek, La pace e la guerra)
From: "Davide " <d_demaglie@yahoo.it>
Spettacolo
Ma sì, in fondo m'incanta questo cielo
che cambia colore,
questo treno di vento
che esplora i giorni i sogni le parole,
viali fioriti e rive
di fiumi remoti:
e queste strade viste in fretta,
correndo o marciando a passo di danza,
mentre l'aria si fa più mite
o quando i prati tremano di neve
- ma sì, in fondo m'incanta questo gioco,
gli sguardi le illusioni questa luce
che traspare e trascolora,
i cambi di clima i lembi di vita
che chiamiamo stagioni.
From: "anna" <liza_fieni@yahoo.it>
Prometti a te stesso
Prometti a te stesso
di essere così forte che nulla potrà disturbare
la serenità della tua mente.
Prometti a te stesso
di parlare di bontà, bellezza, amore
ad ogni persona che incontri;
di far sentire a tutti i tuoi amici
che c'è qualcosa di grande in loro;
di guardare il lato bello di ogni cosa e
di lottare perchè il tuo ottimismo diventi realtà:
Prometti a te stesso
di pensare solo al meglio,
di lavorare solo per il meglio,
di aspettarti solo il meglio,
di essere entusiasta del successo degli altri
come lo sei del tuo.
Prometti a te stesso
di dimenticare gli errori del passato
per guardare a quanto di grande puoi fare in futuro;
di essere sereno in ogni circostanza,
di regalare un sorriso ad ogni creatura che incontri;
di dedicare così tanto tempo a migliorare il tuo carattere,
da non avere tempo per criticare gli altri.
Prometti a te stesso
di essere troppo nobile per l'ira,
troppo forte per la paura,
troppo felice per lasciarti vincere dal dolore.
Christian L.Larson
From: acquachiara <acqua-chiara@libero.it>
Da News Vento del Nord
Madre Terra
E' il principio femminile per eccellenza, la Grande Madre aperta all'intervento
fecondo del cielo.
Nelle sue viscere infatti, essa accoglie e trasforma il seme del dio, seme
al quale la Madre dà potenza. Essa stessa è quindi dotata di potenza
magica.
Il culto della Madre è antichissimo e basilare. Le prime tribù
stanziali
della Scandinavia, i Vanen, erano di tipo matriarcale e adoravano divinità
legate alla terra.
Questo culto fu accolto favorevolmente anche dagli Asen, il "Popolo dalle
Asce da Combattimento", che, fusosi con le tribù stanziali, assorbì
i riti
legati ad essa.
Il nome con il quale la Madre veniva riconosciuta era Jorth, (che in taluni
miti appare anche come madre del dio del tuono Thorr), frutto dell'
accoppiamento della Luce (rappresentata da Odino) con la Tenebra
(rappresentata da una femmina di Giganti).
Tacito, riferendosi al culto della dea Nerthus, la definisce "Terra Mater"
e
indica in essa una delle principali divinità dei Germani con la quale
gli
stessi avevano un profondo legame. Esisteva poi un rito di fratellanza di
sangue, che consisteva per i contraenti nel passare sotto zolle di terra
sollevate dal terreno (ganga undir jarharmen), atto questo che esprimeva una
rinascita come fratelli attraverso il rapporto fecondo con la Madre.
Dotata di poteri magici (jardhar megin = forza della terra) la terra è
contrapposta al cielo, materia contrapposta allo spirito, ma
contemporaneamente indispensabile all'equilibrio dell'universo stesso.
La cultura sciamanica ha sempre tenuto in grande considerazione la Madre
Terra, nutrendo per essa un profondo Amore e rispetto e beneficiando dei
suoi frutti e dei suoi Spiriti. Come in ogni cultura antica di stampo
naturale, l'uomo è sempre stato ritenuto un elemento facente parte di
questo
universo, uno dei figli della terra stessa, una particella inserita in un
contesto più ampio. Con l'avvento delle culture antropocentriche, la
Natura
è stata depredata e ferita nella sua sacralità: l'uomo è
diventato il
dominatore di tutte le cose, e animali, boschi, alberi, acque e la terra
stessa, ne hanno fatto le gravi conseguenze, con effetti che inevitabilmente
si riflettono sull'uomo stesso.
Lo Sciamanesimo beneficia della Terra (così come l'Acqua, il Fuoco e
l'Aria)
e dei suoi Spiriti per conoscere, per imparare, per guarire, per divinare,
per Viaggiare...
Forze naturali facenti parte della Terra
Ecco riportati di seguito i principali elementi della Terra. Tali elementi
si esprimono in modo simbolico, energetico e "sottile"
Caverna
Consente l'accesso nelle viscere della terra ed è quindi un passaggio
per l'Oltremondo.
In genere le caverne sono luoghi oscuri e talvolta pericolosi, dove la luce
del sole non giunge e quindi più a contatto con le potenze telluriche.
Sono
altresì popolate dai Nani, custodi delle ricchezze della Terra.
Valle
Per la sua immagine richiama l'utero della terra, ricettacolo delle forze
celesti. È dunque un luogo di fecondità e di trasformazione.
Erba
La crescita dell'erba esprime l'attività delle forze vegetative della
terra
che vengono raccolte e rese disponibili a fini medicamentosi e terapeutici,
oltre che magico-rituali.
Colline e montagne
Le colline e montagne sono luoghi dove vivono Spiriti e Divinità.
Maggiore è l'altezza della montagna, maggiore è la vicinanza ai
cieli,
poiché aumenta la distanza dalla civiltà. Tutto ciò crea
un senso di
isolamento che permette momenti di profonda interiorizzazione.
Bosco
E' il luogo sacro e iniziatico per eccellenza abitato da forze
sovrannaturali.
Esistevano culti veri e propri legati ai boschi, a tal punto che le leggi
cristiane nell'Uppland svedese ne proibirono il credo e le Pratiche.
Come aspetto iniziatico, il bosco è luogo dove si va per incontrare Spiriti
e Dèi. È anche il luogo dove ci si apparta per un periodo di rigenerazione
in attesa di entrare nel nuovo ciclo di vita.
Luogo di rigenerazione ma anche di Conoscenza, presenta talvolta spazi
pericolosi come ogni luogo iniziatico. E' però altresì fonte di
vita e area
di protezione così come si allude nel mito nordico nel quale Lif e
Lifthrasir trovano rifugio durante il Crepuscolo degli Dèi, nutrendosi
di
rugiada in attesa dell'inizio del nuovo ciclo.
Albero
Partecipa ai tre diversi stati dell'essere e nello stesso tempo ai tre
strati dell'universo:
- Utgard, il Mondo di Sotto con le radici che sprofondano nella terra
- Midgard, il Mondo di Mezzo il cui tronco rappresenta il piano di
superficie
- Asgard, il Mondo degli Dèi con i rami che si tendono verso i cieli
Legato alla concezione del cosmo, l'albero è immagine dell'ascesa verticale
verso i Piani Alti e, come tale, fondamentale nelle culture sciamaniche e di
grande importanza nelle civiltà antiche.
L'albero assume in sé i concetti di saggezza, sacralità e potenza
divina,
oltre che mezzo di trasporto attraverso gli stati dell'essere e del cosmo.
Spesso nei miti nordici, il guerriero o l'eroe vengono paragonati ad un
albero, a simboleggiare la nobiltà dell'essere.
Rami
Nutrito dalla linfa che sale dalle radici, il ramo con i suoi frutti
possiede la forza vitale dell'albero stesso.
Così come appare nel "Carme di Sigdrifa", ai rami è
connessa la Medicina
delle Rune che è poi Medicina Sciamanica. Questa scienza viene insegnata
dalla Valkiria Sigdrifa a Sigfrido. Nella Tradizione del Nord, così come
in
molte altre Tradizioni antiche, la Conoscenza viene spesso trasmessa dall'
elemento femminile a colui che supera le prove iniziatiche che gli vengono
poste dinnanzi.
From: "Mirella Roccasalva" <mirofi@hotmail.com>
NON SEMPRE
LE PAROLE
BASTANO
PER DIRE
LA VITA,
PER RACCONTARE
L'ESSENZA DELLE COSE.
SPESSO
I SILENZI
COLMANO
I VUOTI
RACCOLTI DALLE PAROLE
E RIEMPIONO
LE SOLITUDINI
GENERATE
DAI RUMORI.
Mir'
From: "anna" <liza_fieni@yahoo.it>
"Tigre! Tigre! Divampante fulgore
Nelle foreste della notte,
Quale fu l'immortale mano o l'occhio
Ch'ebbe la forza di formare
La tua agghiacciante simmetria?
In quali abissi o in quali cieli
Accese il fuoco dei tuoi occhi?
Sopra quali ali osa slanciarsi?
E quale mano afferra il fuoco?
Quali spalle, quale arte
Poté torcerti i tendini del cuore?
E quando il tuo cuore ebbe il primo palpito,
Quale tremenda mano?
Quale tremendo piede?
Quale mazza e quale catena?
Il tuo cervello fu in quale fornace?
E quale incudine?
Quale morsa robusta osò serrarne
I terrori funesti?
Chi l'Agnello creò, creò anche te?
Fu nel sorriso che ebbe
Osservando compiuto il suo lavoro,
Mentre gli astri perdevano le lance
Tirandole alla terra
E il paradiso empivano di pianti?
Tigre! Tigre! Divampante fulgore
Nelle foreste della notte,
Quale mano, quale immortale spia
Osa formare
La tua agghiacciante simmetria?" William Blake
From: "Davide " <d_demaglie@yahoo.it>
Tra le pietre dure
Non portarmi la sabbia lieve
aggredita dal vento,
il verde tenero del prato
sconvolto dalla pioggia:
sono giunto a te tra le pietre dure
dei sentieri più nascosti,
ho lasciato sangue e graffi
lungo spiagge di scogli:
ho mani piagate dai giorni, giaccio
in un limbo dolente e ascolto il morso,
l'angoscia cupa che vive nel cuore.
UN TRENO È PARTITO
- Stazioni piene di vento,
pioggia impetuosa che sferza la sera:
un treno è partito, viaggia in un sogno
di luce dorata, d'alba leggera.
X-Sender: paola_ort@hotmail.com
di E.E. Cummings
Piccolo silenzioso albero di Natale..
Guarda: i lustrini che tutto l' anno dormono in una scatola buia, le
palline, le catenelle rosso-oro, i fili di lana... alza le tue
piccole braccia e te li darò tutti: ogni dito avrà il suo anello
e
non ci sarà più un solo posto buio di infelicità. E noi
ci prenderemo
per mano, con gli occhi incantati sul nostro bell' albero. Danzeremo
e canteremo:"NATALE NATALE"
From: "Giamby" <plusiagamma@tiscali.it>
stanotte ho voglia di nuove parole non solo per me
come lanciare a un vento sconosciuto
un soffio in bilico
tra me e l'aria fuori da questa stanza
come fuori da ogni mio contorto processo
e non so perchè mi viene in mente
l'idea di un pensiero che possieda
una libertà di ali leggere e fluide
fuori dallo scompiglio
di necessità sconosciute
e remote
ho tanto d'amare
e forse nemmeno da ammettere a me stesso
di fronte l'irrisolto
e la stanchezza di uno stanco sconforto
mi vorrei piegare e calmare
sedere e sentire
come un cane pacifico
che sa alitare l'aria
come un bambino che somigli
al bambino che ero
e che voglia scoprirsi di nuovo
daccapo
tutto vorrei sentire
e riprovare
nel sogno di un sognatore
nell'attimo di una breve pausa
che lascia respirare la lieve speranza
di un sensazionale ritorno all'essere
senza un filo conduttore
solo libere parole
inconsapevoli poesie
che nascono e sembrano poter morire
dove ogni segno prende forma
ed ogni battito colore
dove finalmente posso attendere
con cura
vivere
morire
da Irene Sparagna
A VOLTE...
9 ottobre 2002
a volte mi sento
come quei venti
che si rivestono
dello scalpiccio
di sentieri boscosi...
......
sono come i mutismi
di una vita che
parallela scorre
nel fiume inquieto...
...
dalla luna un'ombra
rossastra come di
foglia ubriaca
mi accenna un sospiro...
...
gonfio il cuore
sorrido sghemba al cielo
e con le parole
disegno un'altra malinconia.
(irene sparagna)
From: "Massimo Palladino"
<massimo_palladino@libero.it>
RICOVERO
Volano uccelli nell'alto
grigio di piombo e tracce di oscurità
quando salgono i camici bianchi
sulle scale d'impervie sintassi
e tutto si chiude in suoni inudibili
From: "Mariano Algava" <marianoalgava@uol.com.ar>
L'uomo è terra che va
IL TEMPO DELL'UOMO
La particella cosmica che naviga nel mio sangue
è un mondo infinito di sideree forze
Venne a me dopo il lungo cammino di millenni
quando forse fui sabbia ai piedi dell'aria
Poi fui legno. Radice disperata
affondata nel silenzio di un deserto senz'acqua.
Poi fui chiocciola chi sa da dove venuta
E i mari mi diedero la loro prima parola.
Poi l'umana natura dispiegò nel mondo
l'universale bandiera del muscolo e della lacrima.
E crebbe la bestemmia sul vecchio mondo.
E lo zafferano, e il tiglio, la strofa e la preghiera.
Poi venne in America per nascere nell'uomo.
E mi si aggiunse la pampa, la selva e la montagna.
Se un lanoso nonno galoppò fino alla mia culla,
un altro mi raccontò storie nel suo flato di canna.
Io non studio le cose né pretendo di capirle.
Le riconosco con le foglie nel mezzo dei monti
e mi danno il loro messaggio le radici segrete.
E così me ne vado per il mondo senza età né destino
al riparo di un cosmo che cammina con me.
Amo la luce e il fiume, e il silenzio, e la stella.
E fiorisco in chitarre perché fui il legno.
Atahualpa Yupanqui
La storiellina del gatto bianco e del gatto nero
C'e' un gatto che sta girando in tondo rincorrendo la sua coda . Ce n'e' un'altro
che sta passando da quelle parti e che lo vede e incuriosito gli chiede cosa
stia facendo.
L'altro risponde:-sto rincorrendo la mia felicita'.-
Il sussiegoso risponde,:- ma non ti sei accorto che se la tua felicita' e' nella
coda basta andare per la propra strada che lei ti segue. E allora il primo gatto
con fare furbacchione gli ribatte:-ma io ho bisogno anche di giocare.-
Naturalmente non ti ho detto quale fosse il colore dell'uno o dell'altro per
lasciarti libera di scegliere e forse... anche di non scegliere.
Ter
Non mi interessa cosa fai per guadagnarti da vivere .
Voglio sapere quale sia il desiderio che ti brucia nel cuore,
e se osi sognare di trovarti davanti al tuo desiderio più profondo.
Non mi interessa la tua età .
Voglio sapere se rischierai di fare la figura del fesso per amore,
per il tuo sogno, per l'avventura di essere vivo.
Non mi interessa quali pianeti hai in quadratura alla Luna.
Voglio sapere se hai toccato il cuore del tuo dolore , e se i tradimenti della
vita ti
hanno aperto , o se ti hanno solo appassito e chiuso per paura di soffrire ancora.!
Voglio sapere se puoi sostenere il dolore , il tuo e il mio, senza adoperarti
per nasconderlo,
velarlo o cercarne un rimedio. Voglio sapere se puoi essere nella gioia, la
mia e la tua ,
se puoi ballare con abbandono e permettere che l'estasi ti riempia fino alla
punta delle tue dita
senza consigliare la cautela, il realismo o il ricordarci i limiti della condizione
umana.
Non mi interessa se quello che racconti è vero.
Voglio sapere se puoi deludere un altro per essere fedele a te stesso;
se puoi sopportare l'accusa di essere un traditore e non tradire la tua anima.
Voglio sapere se puoi essere fedele e quindi affidabile.
Voglio sapere se puoi riconoscere la bellezza anche se non è bello tutti
i giorni,
e se puoi trarre la tua forza sulle rive del lago e urlare alla luna piena "
Sì".
Non mi interessa dove vivi e quanti soldi hai .
Voglio sapere , se dopo una notte di dolore e disperazione , ti puoi alzare
stanco e ferito nel profondo per fare ciò che deve essere fatto per i
figli.
Non mi interessa chi conosci e come sei arrivato qui.
Voglio sapere se ti metterai al centro del fuoco con me senza tirarti indietro.
Non mi interessa dove o cosa o con chi hai studiato.
Voglio sapere che cosa ti sostiene dentro quando tutto il resto viene a mancare.
Voglio sapere se puoi essere solo con te stesso e se ti piace veramente la compagnia
che ti ritrovi nei momenti di vuoto.
(Orion Mountain Dreamer)
da Tomaso Urso
E come una danza l'agitarsi dalla fiamma nel vecchio caminetto. Nella scura
penombra della stanza, giochi d'ombra e di luce sembrano mimare un coro silenzioso
di strane forme scomposte che cercano di seguire il moto del fuoco. Il silenzio
riempie la stanza dilatando il tempo che abbraccia lontani ricordi trascorsi
che tornano, come per magìa, nel vivo dell'attimo presente che, dilatandosi,
svanisce piano nel nulla di sempre. Danza la fiamma sempre più piano
con guizzi improvvisi; isolati ritorni, sempre più stanchi, di forme
passate che tendono a svanire in un'incoscienza rapita dall'ultime faville verso
un sogno infinito.
II°. Lontano. Lontano come l'ultimo profilo di monte che chiude l'orizzonte;
così il ricordo trascolora nei pallidi colori del passato che torna tra
il murmure fruscio di foglie d'alberi antichi che stan, quasi guardiani di una
vita che passa silenziosa nel piccolo bisbiglio di un'età favolosa. E
nell'incanto, funereo un uccelletto alto s'invola, e sembra un fil di fumo disparendo
in un frullo nel cielo dipinto con una tristezza senza fine.
Tomaso Urso
dalla Rivista "Il Fauno" Firenze - .Marzo-Aprile-Maggio 2001
Il titolo alla lontana è la risata
e quello immediato è
Le stampelle.
Durante sette anni non potei muovere un passo.
Quando fui dal gran dottore,
mi chiese: "Ma perché usi le stampelle?"
Io gli dissi: "Perché sono invalido.
" Ma è strano", mi disse.
"Prova a camminare. Sono questi arnesi
che ti impediscono di andare.
Va, arrangiati, striscia a quattro zampe!"
Ridendo come un matto
mi tolse le mie belle stampelle
me le ruppe sulla schiena e, senza smettere di ridere,
le gettò nel fuoco.
Adesso sono guarito. Vado.
Mi guarì una risata.
Solo qualche volta, quando incontro dei pali
cammino un po' peggio per alcune ore.
Bertold Brecht
Apollinaire parla di un maestro che porta i suoi alunni sulla montagna e dice
loro che saltino, loro hanno paura e allora lui li spinge e loro volano.
Ricordo il proberbio africano. Ai figli, prima radici, e poi ali.
I
Buongiorno, come va? Cosa fai? Dove vai? Piccole cose banali nel passare dei
giorni nel tempo che sembra un perpetuo ritorno. Dialoghi, a volte silenti come
un cenno di mano. Memorie che tornano, stanche, ad affacciarsi alla mente che
vaga, solinga, sull'onde di fiacchi pensieri fra silenzi che avvolgono lontani
giorni di vita. Silenzi che celano possibili e incerti giorni futuri, dove sogni
di cose già fatte si mischiano a sogni di cose da fare in una cornice
che inquadra un lontano passato di inutile vita, dove persiste soltanto un breve
chiaror di speranza mentre d'intorno sfilano, in triste silenzio, gli amici
che ci han preceduto lungo le vie tortuose di un'effimera esistenza di sogno.
II
Dammi la mano e conducimi al di là del sogno, oltre la fantasia dove
le favole son vere, dove il silenzio è musica e il respiro del mondo
è solo armonia; dove i prati son di un verde perenne e i fiori son multicolori
luci che illuminano l'aria diafana. Dove non c'è alba nè tramonto
ma solo la luce della serenità. Allora cessato sarà il pianto
e il dolore non sarà neanche un ricordo perché la tua mano mi
sarà speranza e guida per camminare nell'armonia di un sogno infinito.